De Simone: mai fatta apologia al fascismo

24 Gennaio 2020

Il vicesindaco chiarisce: caso strumentalizzato in vista del voto, presto ricorderemo i deportati con pietre d’inciampo 

ROCCACASALE. «Nessun tentativo di riabilitare il fascismo, ma solo interesse per la storia locale». Lo chiarisce Agostino De Simone, 51enne vicesindaco di Roccacasale, Comune finito al centro di un’aspra polemica per avere esposto, nella sala consiliare, un quadro commemorativo di epoca fascista, poi rimosso, anche con l’immagine di Benito Mussolini. «La vicenda è stata strumentalizzata da persone che hanno voluto colpirmi anche in previsione delle prossime elezioni comunali. Personalmente», continua De Simone, «mi sono occupato della ricostruzione storica dei deportati di Roccacasale da parte dei nazifascisti. Lo abbiamo fatto lo scorso ottobre dando una copia cartacea, esposta anche nella sala consiliare del Comune, contenente le singole storie dei deportati alle famiglie roccolane. Inoltre, mio zio Angelo De Simone di soli 16 anni venne deportato».
A Roccacasale, infatti, la mattina del 6 ottobre 1943, le truppe tedesche rastrellarono 38 persone, di cui nove furono deportate nei campi di concentramento in Germania.
Nel dettaglio furono fatti prigionieri, oltre al 16enne Angelo De Simone, Egidio Casasanta, Mario Colella, Carlo D’Ascanio, Ettore De Simone, Sabino Di Filippo, Carmine Santilli, Giuseppe Scarpone ed Ermino Spadino. Di questi solo Egidio Casasanta, Ettore De Simone e Carmine Santilli riuscirono a tornare.
«Attualmente», aggiunge Agostino De Simone, «stiamo lavorando per realizzare delle pietre d’inciampo per ricordare chi non tornò più dai campi di concentramento e gli altri martiri roccolani trucidati dai nazifascisti. Vogliamo dare valore alla memoria e rimandiamo al mittente qualsiasi accusa di revisionismo o peggio di apologia di fascismo. Il mio», conclude, «è stato un gesto nato dal puro e semplice interesse storico per la mia terra, ma qualcuno ha voluto strumentalizzarlo per farci passare per nostalgici. Così non è e non potrà mai essere. Inoltre, lo abbiamo rimosso proprio per rispetto delle sensibilità altrui sul tema».
In particolare, l’esposizione del quadro era stata osteggiata dalle associazioni Anpi, Un solo pianeta e il collettivo Altrementi Valle Peligna che avevano richiesto al sindaco di Roccacasale, Enrico Pace, la rimozione dell’opera. Quest’ultima è stata affisso nella sala consiliare del centro peligno proprio dal vicesindaco, che subito dopo ha fatto un post sui social con la dicitura: «Ai roccolani legionari in terra di Spagna si rende onore, presso la sala consiliare del Comune». Il post è stato subito rimosso.
A Roccacasale dopo la deportazione, i nazisti, molto probabilmente interessati a colpire le persone che aiutavano i fuggiaschi della guerra, il 20 ottobre del 1943 uccisero tre pastori, i fratelli Giuseppe e Antonio D’Eliseo e il loro nipote Antonio Taddei, e un residente di Pratola Peligna, Giuseppe De Simone.
I quattro furono fucilati davanti al cimitero di Sulmona. Anche in loro memoria l’amministrazione di Roccacasale, vicesindaco in testa, vuole realizzare pietre d’inciampo.
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