Deceduta per la legionella La famiglia va in procura

Luciana Pantaleo aveva 65 anni, non era riuscita a superare la grave infezione Abitava in una casa Ater, si chiede di accertare le eventuali responsabilità
SULMONA. Occorre fare piena luce sulle cause che hanno provocato la morte di Luciana Pantaleo, la donna di 65 anni deceduta lo scorso mese di ottobre a causa di un’infezione da legionella. La richiesta arriva dai familiari della donna che nelle prossime ore si recheranno in procura per depositare una denuncia-querela. Come persona informata dei fatti la famiglia della parrucchiera, deceduta al policlinico Umberto I dove era arrivata in condizioni gravissime, ha indicato l’altra donna, anche lei residente in via XXV Aprile, che aveva contratto la legionella qualche tempo prima e che era stata per questo ricoverata all’ospedale di Chieti.
Agli inquirenti vengono chiesti approfondimenti sulla vicenda con riferimento anche ai certificati di conformità rilasciati all’esito della sostituzione della caldaia eseguita dai tecnici inviati dall’Ater proprietaria dell’edificio. Fatto, questo della caldaia, comune alle due abitazioni dove è stato riscontrato il batterio. Dagli accurati controlli eseguiti successivamente alla scoperta dei due casi, era emerso che la più alta carica virale del batterio era stata riscontrata nell’appartamento della parrucchiera deceduta, mentre a casa della donna riuscita a salvarsi, la positività era più contenuta. Dalle verifiche a campione poi effettuate in altri appartamenti del complesso Ater era risultata la presenza della legionella anche su un terzo alloggio, questa volta però in un’altra palazzina. Ma fortunatamente la carica individuata era bassissima.
L’autorità giudiziaria dovrà ora accertare eventuali responsabilità nella morte della sfortunata 65enne e le ragioni della presenza della legionella nel terminale della doccia del bagno.
Luciana Pantaleo era residente, così come l’altra donna finita all’ospedale di Chieti, in un appartamento delle case Ater di via XXV Aprile. Entrambe le donne, che avevano un legame di amicizia, avevano manifestato sintomi riconducibili alla legionella. Inizialmente le condizioni della 65enne non sembravano destare grande allarme. Ma poi erano repentinamente peggiorate tanto da spingere i medici a trasferire la paziente a Roma dove, però, il 22 ottobre era deceduta. I due appartamenti erano passati sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici della Asl e dell’Arta che avevano eseguito una serie analisi .
A destare nuovo allarme era stata, poi, la presenza in un terzo alloggio, in una diversa palazzina del complesso Ater, di una carica di legionella, fortunatamente molto bassa, sempre nella doccia del bagno. Da qui una serie di prescrizioni, nonché la bonifica dell’appartamento.
La morte della 65enne, che prima dell’infezione da legionella era stata colpita dal Covid, aveva suscitato grande commozione in città. Da qualche tempo aveva perso il marito ed era così tornata a gestire la parrucchieria “I Marcucci”. Pantaleo ha lasciato i figli Valentina, Marianna e Manuel. Ora la sua famiglia chiede chiarezza. Cosa questa che anche la donna riuscita a salvarsi dalla legionella ha più volte annunciato di volere. (c.su.)
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