Decesso dopo una polmonite I figli: «Vogliamo la verità»

AVEZZANO. Una misteriosa polmonite, poi la morte in ospedale. Dopo la denuncia presentata dai familiari, che chiedono la verità, la Procura indaga al fine di accertare eventuali responsabilità dei...
AVEZZANO. Una misteriosa polmonite, poi la morte in ospedale. Dopo la denuncia presentata dai familiari, che chiedono la verità, la Procura indaga al fine di accertare eventuali responsabilità dei sanitari per il decesso di Maria Giuseppa Marcelli, una 82enne di Avezzano morta il 16 agosto scorso nel reparto di geriatria dell’ospedale. Prima di effettuare l’autopsia, disposta dal pubblico ministero Elisabetta Labanti, verrà eseguito un tampone molecolare per accertare se l’anziana morta per problemi polmonari possa aver contratto il coronavirus. Secondo quanto denunciato dai quattro figli «il 16 agosto i medici ci hanno contattato per dirci che si era aggravata, che molto probabilmente aveva contratto una polmonite o subìto un’embolia polmonare ed era inspiegabilmente deceduta, aggiungendo anche che era caduta dal letto». Serafino, Stefania, Marcello e Fabio Salvati, i quattro figli della donna, si sono recati in Procura e hanno formalizzato una denuncia contro ignoti. Proprio per fare chiarezza sulla causa della morte, attraverso il loro legale di fiducia, l’avvocato Berardino Terra, hanno richiesto il sequestro della salma e della cartella clinica. Il pm Labanti ha bloccato i funerali. Al momento la Procura procede per omicidio colposo e lesioni personali colpose contro ignoti. Sarà l’autopsia affidata al dottor Luigi Miccolis – prevista domani al San Salvatore dell’Aquila – a chiarire le cause del decesso. Come rappresentato nella denuncia, domenica 8 agosto la signora lamentava dolori addominali, tanto che i parenti avevano chiamato la guardia medica di turno. Su consiglio di quest’ultima era stato allertato il 118 e l’anziana, originaria di Sora, era stata portata in pronto soccorso ad Avezzano. Infine i figli della donna sostengono che «sia stata tenuta per tre giorni su una barella del pronto soccorso prima che venisse trasferita in reparto dove i medici avevano detto che stava bene e sarebbe stata dimessa a breve». (f.d.m.)

