Di Pangrazio, una doppia mossa per restare alla guida del Comune

7 Luglio 2021

Pronti due ricorsi in seguito alla condanna per peculato d’uso che farebbe scattare la sospensione Si punta a seguire il precedente di Catania: «Sindaco salvo, norma ritenuta incostituzionale»

AVEZZANO. Pronti due ricorsi per scongiurate la sospensione del sindaco Gianni Di Pangrazio, condanna in primo grado per la vicenda delle auto blu. La sentenza di un anno e 4 mesi per peculato d’uso e falso comporta infatti la sospensione dalla carica di sindaco per un periodo non ancora definito. Si va da un minimo di sei mesi a un massimo di 18 mesi. A decidere sarà il prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco. Prefetto che secondo la legge ha discrezionalità sulla durata della sospensione. Ma proprio alla luce di questo fatto, i legali del sindaco si stanno già muovendo, pure alla luce di recenti sentenze che stabiliscono l’incostituzionalità su questo punto della Legge Severino.
IL PRECEDENTE. Il precedente più recente, che risale a sei mesi fa, è quello del sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che è tornato in carica dopo una condanna a 4 anni e sei mesi, sempre per peculato. Il tribunale civile di Catania, accogliendo la richiesta della difesa sulla fondatezza della questione di legittimità costituzionale relativa all’applicazione della Severino, ha disposto l’annullamento della sospensione da sindaco e trasmesso gli atti alla Corte costituzionale. La decisione è stata esecutiva e il sindaco, che era stato sospeso dall’incarico per 18 mesi, dopo la condanna inflitta dal tribunale di Palermo per l’uso di rimborsi spese, è stato reintegrato nell’incarico. In sostanza, il tribunale di Catania ha dichiarato «rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale» sollevata dalla difesa del sindaco Pogliese «nella parte in cui stabilisce la sospensione cautelare nella misura fissa di diciotto mesi».
LA SENTENZA. Altra questione riguarda la condanna inflitta a Di Pangrazio. I 16 mesi che compongono la pena inflitta, si suddividono tra il reato di peculato d’uso e quello di falso, ma non è chiarito nella sentenza quanti mesi sono attribuibili a un reato e quanti all’altro. Questo sarà possibile saperlo solo quando saranno disponibili le motivazioni. Ma il prefetto dovrà prendere la sua decisione prima, cioè quando la sentenza sarà notificata ufficialmente in prefettura. Di Pangrazio è stato assolto dal reato più grave, quello di peculato. I giudici dell’Aquila hanno disposto la sospensione della pena. Il reato di falso va però in prescrizione a novembre, mentre quello di peculato d’uso a marzo.
I RICORSI. Si prevedono due ricorsi in caso di sospensione. Uno in Appello contro la sentenza di primo grado del tribunale dell’Aquila. Infatti la difesa sostiene che per i tre viaggi oggetto della condanna «era stata fornita la prova della finalità istituzionale poiché ogni viaggio aveva una chiara genesi istituzionale dimostrata attraverso la produzione di documenti e attraverso delle testimonianze». Il secondo ricorso potrebbe essere appunto quello sulla incostituzionalità della Legge Severino.
IN COMUNE. Ieri mattina il sindaco Di Pangrazio ha incontrato il vice, Domenico Di Berardino, in municipio. Con loro anche l’avvocato difensore Antonio Milo. Sono stati analizzati i possibili scenari che potrebbero configurarsi a seguito della sospensione che vedrebbe passare provvisoriamente i poteri a Di Berardino, in attesa dei ricorsi oppure dell’annullamento della sospensione.
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