Di Pietro: ricostruzione ancora ferma al palo

Il leader dell’Idv a sostegno di Ingroia: serve un ricambio generazionale della classe politica che all’Aquila ha usato il terremoto per fare affari sporchi

L’AQUILA. «Con la ricostruzione siamo ancora alle “Calende greche”», mentre la sentenza di condanna di quattro persone per il crollo della Casa dello studente «è solo una prima soluzione, corretta, ma non sufficiente, per fare davvero giustizia per la tragedia del 6 aprile 2009».

Così il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha commentato ieri la situazione del capoluogo a quasi 4 anni dal terremoto, intervenendo durante un incontro elettorale a sostegno del candidato premier di Rivoluzione civile, il magistrato Antonio Ingroia. Al suo fianco, al Grand Hotel, c’erano anche il candidato numero 2 alla Camera in Abruzzo Carlo Costantini e il capolista al Senato Alfonso Mascitelli. Impietoso il commento del leader dell’Idv nei confronti delle responsabilità «politiche e istituzionali» che hanno portato «alla tragedia del terremoto». Quanto alle condanne per il crollo dell’edificio simbolo del sisma, Di Pietro ha detto: «È stato accertato che non è stato solo il terremoto a causare quei lutti. Sono state accertate le responsabilità penali, ma non è sufficiente: adesso devono essere analizzate quelle politiche, civili e istituzionali». L’esponente Idv ha poi messo in guardia per il rischio d’infiltrazioni mafiose nella ricostruzione. «Non v’è dubbio», ha detto, «che laddove c’è un affare la mafia è pronta ad approfittarne. Ma la si può bloccare con una proposta concreta come quella fatta dall’Idv in Parlamento: l’applicazione della Legge Rognoni-La Torre non solo ai fatti di mafia, ma anche a quelli di corruzione. Con essa si procederebbe al sequestro e alla confisca dei beni di persone sottoposte a indagini penali e verso le quali c’è un concreto indizio di prova. Persone che non sanno, ad esempio, dare giustificazione sulla provenienza di una certa quantità di denaro. Servirebbe», ha insistito Di Pietro, «per stanare i collegamenti che la mafia dovrà fare con la realtà locale per costituire quelle associazioni temporanee d’imprese, in cui si mescolano aspetti mafiosi e aspetti imprenditoriali che fanno da copertura».

«Ma serve anche», ha aggiunto Di Pietro, «un ricambio generazionale della classe politica che all’Aquila ha utilizzato il terremoto per fare affari sporchi e per “cincischiare”». Il leader Idv ha fatto leva sull’ironia che lo contraddistingue per attaccare e criticare la classe politica al governo nazionale. «Se all’Aquila si fossero usati i soldi spesi per gli elicotteri da combattimento», ha concluso, «oggi la città non starebbe a questo punto».

Marianna Gianforte

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