Disastro ambientale Il rogo alla Adria ha inquinato il suolo?

25 Luglio 2014

Nuova inchiesta della Procura, si temono danni alla colture Gli pneumatici hanno liberato nell’aria anche polveri sottili

SULMONA. Disastro ambientale: è l’ipotesi di reato, al momento contro ignoti, nel nuovo fascicolo aperto dalla Procura dopo l’incendio alla Adria. Le indagini sono affidate alla Forestale. Un disastro: quello che la nube tossica colma di residui di gomma incandescente e polveri sottili potrebbe aver provocato ai campi della Valle Peligna. A rischio ci sono i prodotti della catena alimentare e la Procura vuole vederci chiaro anche in questo settore. Intenso il lavoro dei vigili del fuoco anche sotto l’aspetto prettamente pratico: anche ieri sono proseguite a ritmo serrato le operazioni di bonifica. Anche il Wwf di Chieti è intervenuto sulla vicenda riproponendo il tema della convivenza tra attività produttive a rischio e insediamenti residenziali, evidenziando la necessità tutelare la salute e che l’episodio avrà inevitabili ripercussioni negative per le presenza turistiche, la vendita di prodotti tipici e l’immagine stessa del territorio. Ma lancia anche un appello alla Regione affinché coinvolga i cittadini nelle scelte che li riguardano. «Non è più possibile» dice il presidente del Wwf Chieti, Nicoletta Di Francesco «affrontare certe problematiche con la logica dell’emergenza. Occorre ripensare profondamente le scelte politiche della Regione e, soprattutto, cominciare a programmare diversamente. Questi ennesimi incendi dovrebbero far riflettere sulle scelte dei luoghi idonei per l’ubicazione degli impianti di trattamento rifiuti. Il rischio, quando sono vicini a zone sensibili, è troppo alto». Sempre secondo Di Francesco «di fronte ai recenti eventi che hanno pesantemente attentato alla salute pubblica sarebbe necessario ripensare profondamente la struttura e il posizionamento delle aree industriali. Certamente delocalizzare le aziende esistenti è impresa che richiede notevoli costi e tempi lunghi, ma si può quanto meno cercare di non peggiorare le situazioni evitando di concedere autorizzazioni a pioggia. Negli anni la politica in Abruzzo» dice ancora il presidente del Wwf «ha del tutto cancellato il proprio ruolo di programmazione limitandosi a vivacchiare sulla base delle proposte degli imprenditori, accettandole o rifiutandole ma senza imporsi. Ci auguriamo che il presidente D’Alfonso voglia eliminare questa anomalia, coinvolgendo anche i cittadini nelle scelte che li riguardano ed evitando comunque che possa sorgere una azienda per il trattamento dei rifiuti in una zona densamente abitata, con scuole, asili, alberghi e ristoranti».

Claudio Lattanzio

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