Disastro ambientale Il rogo alla Adria ha inquinato il suolo?

Nuova inchiesta della Procura, si temono danni alla colture Gli pneumatici hanno liberato nell’aria anche polveri sottili
SULMONA. Disastro ambientale: è l’ipotesi di reato, al momento contro ignoti, nel nuovo fascicolo aperto dalla Procura dopo l’incendio alla Adria. Le indagini sono affidate alla Forestale. Un disastro: quello che la nube tossica colma di residui di gomma incandescente e polveri sottili potrebbe aver provocato ai campi della Valle Peligna. A rischio ci sono i prodotti della catena alimentare e la Procura vuole vederci chiaro anche in questo settore. Intenso il lavoro dei vigili del fuoco anche sotto l’aspetto prettamente pratico: anche ieri sono proseguite a ritmo serrato le operazioni di bonifica. Anche il Wwf di Chieti è intervenuto sulla vicenda riproponendo il tema della convivenza tra attività produttive a rischio e insediamenti residenziali, evidenziando la necessità tutelare la salute e che l’episodio avrà inevitabili ripercussioni negative per le presenza turistiche, la vendita di prodotti tipici e l’immagine stessa del territorio. Ma lancia anche un appello alla Regione affinché coinvolga i cittadini nelle scelte che li riguardano. «Non è più possibile» dice il presidente del Wwf Chieti, Nicoletta Di Francesco «affrontare certe problematiche con la logica dell’emergenza. Occorre ripensare profondamente le scelte politiche della Regione e, soprattutto, cominciare a programmare diversamente. Questi ennesimi incendi dovrebbero far riflettere sulle scelte dei luoghi idonei per l’ubicazione degli impianti di trattamento rifiuti. Il rischio, quando sono vicini a zone sensibili, è troppo alto». Sempre secondo Di Francesco «di fronte ai recenti eventi che hanno pesantemente attentato alla salute pubblica sarebbe necessario ripensare profondamente la struttura e il posizionamento delle aree industriali. Certamente delocalizzare le aziende esistenti è impresa che richiede notevoli costi e tempi lunghi, ma si può quanto meno cercare di non peggiorare le situazioni evitando di concedere autorizzazioni a pioggia. Negli anni la politica in Abruzzo» dice ancora il presidente del Wwf «ha del tutto cancellato il proprio ruolo di programmazione limitandosi a vivacchiare sulla base delle proposte degli imprenditori, accettandole o rifiutandole ma senza imporsi. Ci auguriamo che il presidente D’Alfonso voglia eliminare questa anomalia, coinvolgendo anche i cittadini nelle scelte che li riguardano ed evitando comunque che possa sorgere una azienda per il trattamento dei rifiuti in una zona densamente abitata, con scuole, asili, alberghi e ristoranti».
Claudio Lattanzio
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