Domani collaudo dell’impianto d’illuminazione di Peltuinum

PRATA D’ANSIDONIA. Domani sarà attivato e collaudato l’impianto di illuminazione dell’area archeologica di Peltuinum nel comune di Prata D’Ansidonia, progettato dall’architetto Francesca Storaro. La...
PRATA D’ANSIDONIA. Domani sarà attivato e collaudato l’impianto di illuminazione dell’area archeologica di Peltuinum nel comune di Prata D’Ansidonia, progettato dall’architetto Francesca Storaro. La storica area sarà così visibile di notte da quasi tutta la Piana di Navelli, diventando un notevole attrattore turistico. L’impianto è stato fortemente voluto dal Comune di Prata D’Ansidonia guidato dal sindaco Paolo Eusani e fa parte di una serie di opere pubbliche mirate alla valorizzazione della zona. Sono peraltro in corso i lavori di ristrutturazione di Castel Camponeschi (primo lotto) da cui l’area di Peltuinum si vede benissimo. A Castel Camponeschi sono previsti anche lavori (secondo lotto già finanziato) per un centro ricettivo turistico di altissima qualità. «Quello dell’illuminazione di Peltuinum è un obiettivo che perseguiamo da sei anni e oggi finalmente siamo all’accensione e al collaudo. Fra qualche mese faremo anche una inaugurazione ufficiale», ha detto Eusani. L’opera (lavori curati dalla ditta Enrico Bergamotto) è costata circa 120.000 euro, tra fondi regionali, comunali, della Soprintendenza e dell'associazione romano “Muri sicuri”.
«L'area archeologica di Peltuinum, compreso nei comuni di Prata d'Ansidonia e San Pio delle Camere», si legge nel sito del Comune di Prata, «è inserita in un paesaggio unitario: la lunga vallata di Popoli mantiene quasi intatti i sistemi di comunicazione antichi con tutti i collegamenti tra castelli, borghi e pievi. Incorniciata a nord dal massiccio del Gran Sasso e a sud dal Sirente-Velino, è vicina ai quattro grandi Parchi». Peltuinum, fondata dai Romani fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. nel territorio prima abitato dai Vestini, si estende su un pianoro sopraelevato rispetto all’ Altopiano di Navelli, emergente tra le valli dell’Aterno e del Tirino, naturali vie di attraversamento dell’Appennino abruzzese. La città aveva un ruolo strategico nel controllo dei traffici commerciali legati ai percorsi della transumanza. In tempi più recenti il pianoro era attraversato dal Regio tratturo borbonico. La vita della città termina intorno al IV secolo, forse a causa di un terremoto.

