E il Comune conferma il piano

8 Novembre 2019

La nascita di 6 istituti comprensivi va avanti nonostante le proteste

L’AQUILA. Nessun passo indietro. Nonostante le proteste di docenti , genitori, sindacati e dirigenti scolastici, culminate con un documento inviato anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la maggioranza di centrodestra manda avanti il piano di dimensionamento scolastico, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno. Ieri in commissione Politiche sociali è stata bocciata la proposta avanzata dal consigliere comunale Angelo Mancini, sostenuta dalle forze di opposizione, con cui si chiedeva di sospendere almeno per un anno la delibera dello scorso settembre con cui è stato istituto il piano. La stessa richiesta è contenuta nel documento stilato dal coordinamento spontaneo contrario al provvedimento voluto dall’assessore Francesco Cristiano Bignotti. Il 15 novembre è previsto in Regione il tavolo tecnico che deve dare il via libero definitivo al piano, che prevede la costituzione di sei Istituti comprensivi, all’interno dei quali collocare scuole dell’infanzia, primarie e medie, in base alla territorialità: si tratta del processo di verticalizzazione del primo ciclo di istruzione, già operativo in altri territori, che il Comune aveva rimandato a causa del sisma del 2009. Alla commissione, presieduta da Elisabetta De Blasis, hanno preso parte l’assessore Bignotti, il dirigente dell’ufficio scolastico Massimiliano Nardocci e i dirigenti delle scuole interessate. Sia le forze sindacali che i presidi hanno ribadito la loro contrarietà, ma la maggioranza ha votato compatta, bocciando la proposta di sospensione. Bignotti, nel suo intervento, ha rivendicato il lavoro di concertazione svolto sul territorio, con tutti i soggetti coinvolti, prima di arrivare alla stesura del piano di dimensionamento scolastico: per le famiglie e i docenti, che hanno avviato anche una raccolta di firme, sarebbe invece mancata proprio la concertazione. La protesta è partita dall’Istituto Rodari e si è poi allargata alle altre scuole: lo scorso 21 ottobre, dopo un’assemblea molto partecipata convocata da Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals, è stato deciso di elaborare il documento inviato al presidente Mattarella, al ministro Lorenzo Fioramonti e alle istituzioni locali. Le ragioni del no poggiano in primis sul fatto che il piano «penalizza il territorio, già fortemente deprivato e disgregato a causa del sisma». Inoltre, «precorre un’azione», si legge nel documento, «che va eseguita al termine o quantomeno in uno stato di avanzamento dei lavori di ricostruzione degli edifici scolastici, senza attenderne il loro fattivo ricollocamento e per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione, senza tener conto della mobilità demografica ancora in fieri, affidandosi a proiezioni che hanno un largo margine di errore».
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