E’ Roberta la seconda vittima

Riconosciuta ieri dai genitori, a Raiano il funerale di Carmelina. Chiese inagibili, messa celebrata dal vescovo in piazza Sant’Onofrio

SULMONA. Un’altra vita spezzata dal terremoto. Per tre giorni i genitori hanno sperato e pregato di trovarla viva sotto le macerie. Ma il miracolo non c’è stato e ieri l’hanno riconosciuta dopo scene strazianti: la seconda vittima è sulmonese e si chiama Roberta Zavarella, di 25 anni. Un dolore inconsolabile per i genitori. Lo stesso provato dai genitori di Carmelina Jovine, 22 anni di Raiano, anche lei uccisa dal sisma di lunedì. Ieri ai suoi funerali c’era tutta Raiano. Un paese addolorato, ma anche irato per non aver potuto fare a Carmelina il funerale nella sua parrocchia, dichiarata inagibile.

Roberta, originaria di una frazione di Sulmona «Le Cavate», era studentessa universitaria alla Facoltà di Ingegneria dell’Aquila. Le mancavano pochi esami per coronare il suo sogno: costruire case. Un desiderio che si è infranto quella maledetta sera contro la violenza di una scossa che ha sbriciolato la palazzina affittata in via XX Settembre. Dolore a Sulmona e dolore a Raiano. Il corteo funebre in testa, la bara candida portata a spalla dagli amici di sempre, si è mossa dalla casa di famiglia, in via della Repubblica, dove la salma di Carmelina è rimasta esposta dal pomeriggio di martedì, quando aveva fatto ritorno a Raiano. Nelle 24 ore in cui è stata allestita la camera ardente, la casa della famiglia Jovine è stata meta di un pellegrinaggio continuo di gente comune che ha voluto mostrare la sua vicinanza ai genitori di Carmelina.

Moltissimi i cittadini di Pratola, paese di origine della famiglia Jovine, presenti al funerale.

La cerimonia funebre si è svolta in piazzale Sant’Onofrio, davanti al Comune, a causa della inagibilità della chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore. A celebrare la funzione il vescovo di Sulmona, monsignor Angelo Spina, affiancato dal parroco di Raiano, don Egidio Berardi. In testa al corteo le corone di fiori dei ragazzi amici di Carmelina con un manifesto funebre sul quale è stato scritto «semplicemente tu». Dietro alla bara sormontata da rose rosse e rosa i genitori. Il padre Venanzio, barbiere a Raiano, la madre Lisana, insegnante che straziata dal dolore ha cercato di consolare durante tutta la cerimonia funebre il fratello della ragazza, Nunzio. E poi gli zii, i parenti e gli amici. A seguire i gonfaloni dei Comuni di Raiano, Pratola, Vittorito, Corfinio e Prezza, con i rispettivi sindaci. Presente anche l’onorevole Paola Pelino. Carmelina si era laureata nel novembre scorso all’Università dell’Aquila e subito dopo si era iscritta a un corso di specializzazione nella stessa città.

Il giorno prima della tragedia si era incontrata con gli amici a Raiano. Una pizza insieme come era solita fare, lei così solare, con tanta voglia di vivere e di aiutare gli altri. Non a caso aveva scelto l’indirizzo di psicologia. La giovane era anche impegnata nella sua parrocchia dove cantava nel coro. In quella cena aveva riso e scherzato con tutti e parlato di quello che avrebbe voluto fare in futuro. Dopo la triennale il corso di specializzazione e poi il desiderio di trovare un lavoro per rendersi indipendente. Poi è ripartita alla volta dell’Aquila, ma raccontano gli amici, controvoglia proprio a causa delle continue scosse di terremoto che non la facevano stare tranquilla. Ma aveva un impegno con lo studio che non poteva tradire. Sogni e speranze però si sono spezzati in una manciata di secondi in quella casa presa in affitto nel centro storico dell’Aquila.

Dopo la scossa di terremoto avvertita in modo molto distinto anche a Raiano i genitori della ragazza hanno cercato di mettersi subito in contatto con lei attraverso il cellulare. Telefono dal quale Carmelina non ha mai più risposto. Si è sperato fino all’ultimo che la ragazza fosse solo dispersa e che da un momento all’altro venisse trovata viva. Poi per la famiglia è stato il buio pesto della disperazione quando hanno capito che non l’avrebbero più vista sorridere, parlare, scherzare.

Che la vita di Carmelina si era spenta sotto le macerie.

«Questa giovane vita», ha detto il vescovo Spina nella sua omelia «è il tributo di questa terra alla tremenda catastrofe che ha colpito l’Abruzzo. Anche nel nome di Carmelina, così presente nella società e nella comunità parrocchiale, dobbiamo ricostruire con slancio quanto è andato distrutto». Molta commozione al momento del ricordo della giovane psicologa, letto da due suoi amici, Serena e Fiorenzo. «Non so dove sei» ha detto Fiorenzo, «ma sono sicuro che ci starai guardando e ci inciti con la stessa semplicità e solarità con la quale passavi con noi le tue giornate». Il sindaco Mastrangioli ha aggiunto: «Sei il simbolo di una generazione pulita che portava nel suo cuore tante speranze e la consapevolezza di costruire la sua vita senza dimenticare i grandi sacrifici della famiglia di origine». Tra le tante corone ne spicca una. Una nuvola di rose rosse con al centro il fiore più bello, il volto sorridente di Carmelina Jovine.