Elezioni anticipate Di Masci scalda i motori

21 Febbraio 2016

Show dell’ex presidente della Provincia, battute al vetriolo e accuse a Ranalli «La nostra una scelta coraggiosa e io sono pronto a tornare nell’arena»

SULMONA. «Ranalli è un Marino paesano, un residuato bellico dell’Idv, inadeguato a governare, che si era circondato di casi umani». È un Bruno Di Masci particolarmente in forma quello che in una struttura ricettiva alla villa comunale riunisce una buona parte degli iscritti al Pd (243 in totale le tessere) e si dice pronto alla prossima e ravvicinata campagna elettorale, perché «quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare». Ma nella sala piena al secondo piano dell’ex liceo Scientifico ci sono anche molti esponenti di centrodestra. La campagna elettorale è, dunque, iniziata e lo show dell’ex presidente della Provincia, consigliere regionale ed ex sindaco per due legislature, può cominciare. Le accuse sono trasversali e a tutto campo e col sarcasmo di sempre – tra soprannomi e insulti più o meno velati – Di Masci ricorda di essere a disposizione della città e di non avere più incarichi da 17 anni, respingendo le accuse sui giochi di potere e sulle frizioni nel Pd. I reali motivi della crisi, secondo Di Masci, sono legati agli accordi che la lista civica “Pronti per cambiare” stava facendo col gruppo di riferimento dell’assessore regionale Andrea Gerosolimo, escludendo il Pd. Apparentamento non concretizzatosi, col sindaco rimasto solo e il Pd locale che gli volta le spalle e i “gerosolimiani” che si tirano indietro.

«L’ho salvato troppe volte», racconta Di Masci coi quotidiani in mano a riprova delle sue dichiarazioni, «prima con Luciano Marinucci, traghettato dal Psi al Pd, poi con Enea Di Ianni, passato dalla minoranza alla maggioranza. Ma questa volta sarebbe stato impossibile, con gli uffici contro, una città allo sfascio che perde ogni anno 300 residenti, e zero peso negli enti che contano. La nostra è stata una scelta coraggiosa, perché altrimenti avremmo avuto due anni di commissariamento». Il presidente provinciale dei probiviri del Pd elenca una serie di gaffe e di incompiute dell’ex sindaco, per arrivare poi a dire di essersi messo contro il Pd regionale. «Il segretario regionale del Pd è stato eletto in questa sala», ricorda Di Masci tra gli applausi. «Ci disse che sarebbe venuto spesso in città. Da allora non lo abbiamo più visto, se non fino a quando ha commissariato il circolo, anche se lui e D’Alfonso avevano già commissariato da tempo il sindaco proponendogli una giunta tecnica che non è mai riuscito a fare. Ben 14 persone si sono rifiutate. Allora, con le spalle al muro, aveva detto di volersi dimettere per poi ricandidarsi, salvo poi ripartire con accordi improbabili che escludevano ancora il Pd, fino all’epilogo». Una fine, in realtà, annunciata già tre anni fa, quando lo stesso Di Masci provò a confutare il risultato delle primarie che incoronarono Ranalli candidato sindaco del centrosinistra.

Federica Pantano

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