Estate 2011, ecco perché la filiera finì per andare in tilt

20 Ottobre 2016

La scadenza del 31 agosto creò il “panico” fra i tecnici e furono presentate pratiche per gran parte incomplete

L’AQUILA. L’arraffa arraffa dei progetti da parte dei tecnici, nell’estate 2011 portò alla paralisi – se pur indirettamente – della cosiddetta filiera (Cineas, Reluiss e Fintecna) chiamata a esaminare le pratiche per la ricostruzione delle case B ed E della periferia. In verità la filiera da più di un anno era finita nel mirino del Comune dell’Aquila.

I RITARDI. L’accusa era di accumulare ritardi insostenibili: fra la presentazione e il via libera ai progetti passavano ben più dei due mesi previsti. Le critiche derivavano anche dal fatto che il Comune non gradiva fare il semplice spettatore e voleva mettere becco nel merito delle pratiche (come accade oggi) e i tecnici dall’altra mal sopportavano che “sbarbatelli” messi dietro le scrivanie della filiera andassero a fare le pulci soprattutto alle somme richieste. Forse quelli della filiera però tanto “sbarbatelli” non erano. Infatti alla fine del 2012 venne fuori che fra le richieste originarie e quanto effettivamente liquidato c’era una differenza, in meno, di quasi 500 milioni di euro.

LE PROROGHE. Ma cosa avvenne nell’estate del 2011? Una ordinanza aveva deciso la data del 30 giugno 2011 per la presentazione delle richieste di contributo anche per gli edifici con esito "E" della periferia. Alla scadenza del 30 giugno si era arrivati dopo diverse proroghe al termine stabilito con ordinanza del 2009. Le proroghe si erano rese necessarie sia per la complessità della progettazione delle case E e sia perché era diventato palese che la filiera non riusciva a istruire le pratiche nel tempo previsto di 60 giorni. Ritardo dovuto proprio alla particolare complessità dei progetti presentati, relativi ad importi dell'ordine di milioni di euro.

GLI INTOPPI. Inoltre in prossimità delle scadenze – prorogate sempre all’ultimo momento– la filiera riceveva progetti redatti in modo superficiale e consegnati al solo fine di non restare esclusi. In un documento ad uso interno della struttura commissariale furono indicati i motivi per i quali i progettisti erano spesso impossibilitati a rispettare le scadenze: «1)Difficoltà del tecnico a concludere il progetto in tempo o inadeguatezza dello studio tecnico in rapporto al numero di progetti di cui è titolare. 2) Difficoltà legate alla redazione del preventivo da parte dell'impresa. 3)Difficoltà legate alla ratifica del progetto da parte dell'assemblea condominiale 4)Cambio del progettista a seguito dell'istruttoria di analisi del progetto. 5) Mancato accordo tra i condomini e successivi contenziosi che non permettono di nominare un amministratore o un rappresentante delle parti comuni o il progettista o l'impresa; 6)I proprietari di uno o più abitazioni danneggiate oltre quella principale sono in attesa della normativa specifica per i centri storici, perché devono valutare per quale abitazione effettuare la domanda 7) Presenza di particolari vincoli di carattere urbanistico o edilizio che non permettono di presentare il progetto prima del parere preventivo di uno o più Enti, quale ad esempio i frequenti casi di richieste di condono, effettuate anche 15 o 20 anni fa». In sostanza la data del 30 giugno non poteva essere rispettata. Si decise allora di avviare una collaborazione con l'Ordine degli Ingegneri per definire un termine di presentazione delle richieste di contributo che desse modo ai progettisti, senza allungare troppo i tempi complessivi, di predisporre progetti ben realizzati. Fu promosso un accordo tra commissario delegato e ordini professionali (solo gli architetti non aderirono) per fare un censimento dei progetti ancora da consegnare, corredati da una stima delle relative tempistiche. Il commissario in tale accordo si impegnava a concedere una proroga fino al 31 agosto 2011, al fine di valutare i risultati del censimento e poi, eventualmente, a fissare una scadenza definitiva successiva. Dal censimento venne fuori che diverse migliaia di pratiche sarebbero state consegnate entro la fine del 2011. Però il Comune e il vicecommissario Antonio Cicchetti (che evidentemente rappresentava anche il commissario Chiodi) vollero mantenere la scadenza del 31 agosto 2011.

E FU IL CAOS. Il risultato fu che entro il 31 agosto furono consegnate migliaia di pratiche incomplete (la leggenda racconta che alcune avevano solo la copertina) e la filiera (già sbertucciata un giorno sì e l’altro pure da politici, tecnici e cittadini che non vedevano l’ora di avventarsi sull’indennizzo) andò letteralmente in tilt perché non riusciva a far fronte all'enorme mole di lavoro e alla poca qualità dei progetti consegnati in tutta fretta. Per cui i ritardi arrivarono a più di un anno. Beffa finale: nel novembre 2011, con un’ordinanza, il termine di consegna dei progetti fu posticipato a maggio 2012. Ma il danno a quel punto era stato fatto. Nel settembre 2012 quando la filiera fu finalmente cacciata centinaia di pratiche giacevano nei magazzini.