Firme consegnate: «Sì al restauro» Un primo traguardo per Taccone

2 Dicembre 2021

I promotori dell’iniziativa ricevuti in municipio, il consigliere Simonelli s’impegna ad avviare la pratica Ora il dibattito si sposta su dove ricollocare l’opera: piazza Cavour, valico del Salviano o velodromo?

AVEZZANO. Il primo traguardo è stato raggiunto. In Comune sono state consegnate le firme per chiedere il restauro (e il ritorno in città) della statua di Vito Taccone, indimenticato campione del ciclismo, personaggio dai facili eccessi, vero marsicano. Tra gli ideatori della petizione e l’amministrazione comunale comincia la fase del dialogo, dopo sette anni di promesse, false partenze e ripide salite burocratiche che non sarebbero piaciute neppure a uno scalatore come il Camoscio d’Abruzzo. Sette anni, tanti quanti quelli che la statua ha trascorso in un polveroso scantinato comunale.
LA PETIZIONE
Nazzareno Di Matteo, imprenditore sportivo, Flaviano Fiasca, appassionato di calcio e di ciclismo, Franco Casmirri, proprietario dell’attività in piazza Cavour da dove è partita la petizione, Bruno Morelli, l’artista autore dell’opera, e la figlia Eleonora sono arrivati in municipio per consegnare le prime 743 firme con le quali gli avezzanesi chiedono al Comune di ristrutturare la statua. L’opera era stata posizionata sul Monte Salviano nel 2012 (il valico è un po’ un luogo simbolo perché lì nacque la leggenda di Taccone, garzone da un fornaio che in bici consegnava le ceste di pane, ndr). Venne rubata nel 2014 e ritrovata a pezzi, dopo pochi giorni. Da allora è in un deposito. Il mancato restauro, già in passato, è stato al centro di feroci discussioni.
DI MATTEO: «ORA I FATTI»
«Abbiamo presentato una parte delle firme raccolte, quelle che aveva Casmirri», chiarisce Di Matteo, «come riferito al consigliere Nello Simonelli, molte altre associazioni hanno i moduli sottoscritti e li consegneranno nei prossimi giorni. Ne abbiamo già altre 200 pronte, da depositare. Ne sono state raccolte circa 1.600. Il confronto avviato con l’amministrazione è stato molto positivo e c’è stata un’apertura nei riguardi del quartiere di piazza Cavour che ha avanzato la richiesta di avere la statua di Taccone (dovrebbe essere posizionata nello spartitraffico della piazza, ndr). Aspettiamo i fatti, tenendo conto dell’offerta economica della Regione Abruzzo».
IL CONFRONTO
Ad accogliere la delegazione pro-Camoscio ci ha pensato Nello Simonelli, che ha confermato la volontà di portare la questione del posizionamento della statua nella Commissione sport e cultura da lui stesso presieduta. «Il restauro della statua di Taccone, opera modellata in posizione di massimo sforzo, in salita, per cui installata sul valico del Salviano, è una volontà comune», ricorda Simonelli, «restauro per il quale, tra l’altro, l’assessore regionale Liris, si è impegnato al finanziamento, che attendiamo. Ciò che va stabilito è il posizionamento finale». L’idea dell’amministrazione è quella di puntare sul velodromo messo a nuovo (intitolato proprio a Vito Taccone), oppure riposizionarla sul valico dove verranno installate delle telecamere. La delegazione, invece, preferisce piazza Cavour.
PERCHÉ PIAZZA CAVOUR?
È stata la restauratrice Eleonora Morelli, che per conto del padre sta seguendo il progetto, a spiegare perché la statua deve essere spostata dal Salviano. «È doveroso onorare il campione di ciclismo», afferma Morelli, «sono pienamente convinta che il Camoscio d’Abruzzo vada inserito in un contesto che sia sociale e ambientale, proprio per garantire a tutti, alla comunità cittadina in primis, di poter rendergli omaggio ogni volta che se ne ha l’occasione, di incontrarlo e ammirarlo. Queste sono le ragioni principali, che allontanano l’idea di trasferire il complesso scultoreo presso altre aree, meno che mai al velodromo, come propone l’amministrazione. Scadremmo in un gioco pericoloso e rischioso: una sorta di cimelio destinato a pochi eletti».
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