Forniture alla Asl e spese extra: si allarga l’inchiesta sugli appalti

Nel mirino altre gare oltre a quelle per le pulizie degli ospedali e per l’acquisto di neurotrasmettitori A far scattare le verifiche è stata una direttiva aziendale di risanamento degli affidamenti esterni
L’AQUILA. È scattata una vera e propria caccia alle irregolarità nel mare di forniture e di servizi di imprese esterne nelle strutture sanitarie della Asl di Avezzano, Sulmona e L’Aquila. È quanto emerge dall’attività degli investigatori, che, dopo quello per le pulizie degli ospedali e quello per l’acquisto dei neurostrasmettitori midollari, ora vogliono vederci chiaro anche su altri appalti. Si allarga, quindi la maxi inchiesta sulla sanità provinciale.
IL VASO SCOPERCHIATO
Il vaso di Pandora sarebbe stato scoperchiato dall’interno, grazie a una direttiva aziendale di verifica delle spese e degli appalti. Sebbene ci sia stretto riserbo, le parole rilasciate al Centro l’altro giorno dal comandate provinciale dei carabinieri Nicola Mirante sembrano confermarlo: «È da elogiare la collaborazione della Asl stessa, in particolare del direttore generale Ferdinando Romano, che in prima persona è intervenuto e si è fatto parte attiva in questa opera di controllo e risanamento della gestione delle gare d’appalto».
LE DENUNCE DEI DIPENDENTI
Man mano che si estendevano i controlli aziendali e poi quelli degli investigatori, quindi, sarebbero iniziati ad emergere sospetti, anomalie e perfino denunce formali da parte di dipendenti della Asl verso i propri colleghi.
L’inchiesta sul bando da 1,4 milioni di euro per l’acquisto dei neurotrasmettitori midollari, secondo gli inquirenti cucito su misura per una ditta specifica, pone le sue fondamenta proprio sulle denunce interne, come spiega l’ordinanza cautelare del giudice per le indagini preliminari. Innanzitutto del servizio Farmacia della Asl che, raccogliendo le proteste di una ditta interessata a partecipare alla gara, aveva chiesto formalmente agli uffici di rispettare il principio di equivalenza del prodotto richiesto.
Poi è arrivato l’esposto di un medico dell’ospedale San Salvatore, secondo cui le caratteristiche del bando di gara «imponevano» il prodotto di una unica ditta.
IL VIA ALLE INDAGINI
Quindi sono scattate verifiche interne, la revoca del bando e indagini di forze dell’ordine e Procura. Fino ad arrivare, nei giorni scorsi, alla sospensione dal lavoro, da parte del gip «per il rischio di reiterazione del reato», del primario di Chirurgia vascolare del San Salvatore Gennaro Bafile e di due funzionari della Asl, Carlo Fruttaldo e Michela D’Amico. Sono tutti indagati per turbata libertà degli incanti. Indagato, ma a piede libero, anche il dirigente Paolo Spaziani, in quanto cofirmatario del bando.
Bafile è accusato anche di falso ideologico e concussione. Questo perché, come emerso dalle intercettazioni, avrebbe minacciato un’altra ditta, fornitrice di protesi. D’Amico, invece, era stata già raggiunta dalla richiesta di rinvio a giudizio per l’appalto sulle pulizie negli ospedali: in questo caso è accusata di abuso d’ufficio, falso ideologico e calunnia. Nella Asl ricopre infatti il ruolo di Responsabile unico del procedimento negli appalti. Sui neurotrasmettitori, per il gip, «ove avesse agito in conformità agli obblighi che la legge pone a carico del Rup, avrebbe dovuto denunciare se stessa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

