Forniture Asl senza gara, cinque assoluzioni

I giudici contabili d’appello hanno scagionato l’ex manager Silveri e gli altri dirigenti dell’epoca
L’AQUILA. Sono stati definitivamente assolti, dai giudici contabili di appello che hanno ribaltato le condanne, gli ex vertici Asl in relazione all’acquisto di materiali destinati ai laboratori analisi ospedalieri da una ditta senza che, per l’accusa, «fosse espletato alcun confronto competitivo con altre ditte o una ricerca di mercato». In sostanza ci sarebbe stata la omissione di un confronto concorrenziale. La commessa, poi oggetto di rinegoziazione, era stimata intorno a un valore di 2 milioni e mezzo. I fatti risalgono a oltre sei anni fa. In primo grado, in parziale accoglimento delle tesi della Procura contabile, erano stati condannati Fabrizio Andeassi, dirigente del servizio acquisti Asl, Massimo Pezzopane, responsabile del procedimento, Giancarlo Silveri, manager Asl 1, Libero Colitti, direttore sanitario, Silvia Cavalli direttore amministrativo. I pagamenti loro ordinati variavano da 5mila a 50mila euro a fronte di richieste di condanna milionarie fatte in primo grado.
I giudici romani, in una recente sentenza, hanno assolto tutti e cinque gli imputati con spese di giudizio e legali poste a carico dell’Asl.
Al fine di comprovare la sussistenza del danno alla concorrenza», si legge nella motivazione, «derivato dal mancato esperimento della gara di rinegoziazione, di un contratto biennale di fornitura di un certo tipo di beni, stipulato nell’agosto del 2013, la Procura e il giudice di primo grado hanno assunto come parametro di riferimento l’offerta per un contratto di fornitura, fatta nel 2016, per un periodo di tempo nettamente maggiore, per prodotti in buona parte diversi, e a condizioni contrattuali essenzialmente diverse. E’ di palmare evidenza che elementi quali la tipologia di contratto e la durata dello stesso, la tipologia dei prodotti oggetto della fornitura, l’epoca di stipulazione connotano il parametro di riferimento, incidendo sulle condizioni dell’offerta, e, quindi, pregiudicandone in modo irrimediabile, quella omogeneità che fonda il confronto». Per cui, secondo i giudici, «non è pertinente il parametro della Procura per dimostrare la sussistenza del danno in quanto disomogeneo rispetto al termine di paragone ottimale».
Dunque la prova è carente e crolla tutto l’impianto d’accusa.
Gli avvocati delle difese: Aristide Pollice, Alessandro Di Sciascio, Giuliano Lazzari, Roberto Colagrande.
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