Foto al maschile del centrodestra infiamma la campagna elettorale 

Pezzopane accusa: «Una “scapolata”, donne cancellate come nel Medioevo». Critico anche Pietrucci Il deputato D’Eramo (Lega) replica: «Zero programmi per la città, ma soltanto offese e ironia da bar» 

L’AQUILA. Da una parte le gigantografie dei volti femminili in giro per la città, con cui il sindaco uscente Pierluigi Biondi (Fratelli d’Italia) rilancia la sua candidatura in vista delle elezioni del 12 giugno. Dall’altra la foto tutta al maschile con lo sfondo delle 99 Cannelle, in cui i vertici della coalizione di centrodestra hanno lanciato il loro progetto politico. Uno scatto che ha esposto tutti loro alle critiche da parte del centrosinistra, in merito all’assenza di donne tra i leader dell’alleanza che riunisce 10 simboli e 6 liste (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, oltre all’Aquila Futura, L’Aquila al Centro e una lista civica del sindaco). Da una parte, dunque, i volti di una donna straniera, di una professionista, di un’anziana, oltre che della stessa bambina che 5 anni fa consegnava all’allora aspirante sindaco un mattoncino di lego che simbolicamente significava la ricostruzione materiale e immateriale della città. Dall’altra i visi sorridenti dei protagonisti della prossima campagna elettorale, ritratti insieme al primo cittadino al termine del primo incontro ufficiale coi giornalisti (moderato da Salvatore Santangelo). Nella foto compaiono il presidente della Regione Marco Marsilio (Fdi), l’assessore regionale Guido Quintino Liris (Fdi), il vicepresidente della Regione Emanuele Imprudente (Lega), il vicepresidente vicario del Consiglio regionale Roberto Santangelo, consigliere comunale e capolista dell’Aquila futura, il deputato Luigi D’Eramo, segretario regionale della Lega, il senatore Nazario Pagano, coordinatore regionale di Forza Italia, Etelwardo Sigismondi, coordinatore regionale di Fdi, e ancora i parlamentari della Lega Alberto Bagnai e Antonio Zennaro, il deputato di Forza Italia Antonio Martino, il senatore Gaetano Quagliariello, coordinatore di Italia al centro, l’ex parlamentare Paolo Tancredi, segretario regionale Noi con l’Italia, l’ex assessore regionale Mimmo Srour, coordinatore regionale di Italia al Centro, Rinaldo Tordera, referente di Progetta e Nicola Di Federico, responsabile regionale del Partito Repubblicano.
«LA SCAPOLATa»
Non si sono fatti attendere i commenti degli avversari politici, a partire dalla candidata a sindaco del Pd, Stefania Pezzopane, che ha parlato di «scapolata» per la destra aquilana. «Siamo nel Medioevo, o in qualche lontano paese del mondo dove governano le tribù di soli uomini. Cancellate le donne. Una idea machista, misogina del governo della città. L’Aquila merita la forza, il sapere e la concretezza delle donne». Federica Di Matteo e Pierluigi Iannarelli, candidati consiglieri nella lista L’Aquila Coraggiosa a sostegno di Pezzopane, si sono spinti anche oltre, giustapponendo la foto di Borgo Rivera alla celebre fotografia scattata nel 1927 durante il Congresso di Solvay (Bruxelles) che ritraeva 28 scienziati uomini e una sola donna: Marie Curie. Poco importa che sui 29 ritratti (tra cui Einstein, Piccard, Bohr e Schrodinger) 17 erano, o sarebbero diventati, premi Nobel.
«LEGA ARABa»
Il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci ha postato sui social la foto del centrodestra parlando di “Lega Araba” e di “Yemen”. Immediata la replica sul web del deputato leghista D’Eramo: «Dal centrosinistra solo idee zero, contenuti zero, programmi zero, prospettiva zero! Solo offese e ironia da bar! Saremmo curiosi di sapere se Pietrucci voterà per Pezzopane, per Americo Di Benedetto o per Biondi, come si dice che fece 5 anni fa al ballottaggio». Ma il coordinatore regionale del Pd Michele Fina e la portavoce delle Donne democratiche abruzzesi Lorenza Panei, hanno puntualizzato: «La parità di genere è una questione seria, non certo, ironia da bar. La rappresentanza delle donne, nelle istituzioni e nelle competizioni elettorali, è il primo fondamentale passo per dare considerazione alle loro esigenze, ai loro diritti. Chi non lo fa, si qualifica da sé».
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