Fuga di gas, salvo il parroco di Tempera

L’allarme è stato dato dalla perpetua. Il sacerdote, che vive al Progetto Case, è finito in ospedale
L’AQUILA. Salvo per miracolo don Giovanni Gatto, parroco di Tempera, a causa di una bombola che ha sprigionato gas nella sua abitazione del Progetto Case di quella frazione. A salvare il sacerdote, secondo quanto si è appreso, è stata la perpetua che, recatasi nell’abitazione, ha subito capito che si stava consumando una tragedia e ha dato l’allarme. Sul posto si sono portati i vigili del fuoco, l’ambulanza del 118 e i carabinieri della stazione di Paganica. Il parroco è stato soccorso in tempo utile e in ospedale gli hanno dato una prognosi di venti giorni. La bombola è stata sequestrata dai carabinieri e di questo episodio, anche se è certo che non ci sono responsabilità di altre persone, è stata fatta un’informativa alla Procura della Repubblica con l’intento di capire ancora meglio come ciò sia potuto succedere. Le ipotesi sono svariate.
Don Gatto, sacerdote di origini venete, qualche anno fa salì alla ribalta delle cronache per aver affermato, su Facebook, di essere stato minacciato al clan dei Casalesi. Egli, infatti, disse che i Casalesi volevano ottenere, tramite i suoi buoni uffici, lavori nella ricostruzione privata. Forse speravano che, usando un sacerdote, avrebbero guadagnato più velocemente la fiducia delle persone. Non erano interessati alla ricostruzione pubblica né espressero, a suo dire, la volontà di parlare con qualche politico locale. Secondo il suo racconto il sacerdote sarebbe stato avvicinato da un paio di persone mentre stava confessando i bambini in vista delle festività pasquali. Uno dei due chiese potersi confessare: poi, però, quel soggetto iniziò a parlare d'altro e venne al sodo.
«Ho fiducia nelle forze dell'ordine», ebbe a dire, «alle quali mi sono subito rivolto grazie a un volontario di “Libera”, l’associazione di don Ciotti, in prima linea per la lotta contro la mafia. Tramite il suo portavoce ho incontrato gli agenti del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata, ho raccontato di essere stato contattato da un paio di impresari della Campania, in seguito ho saputo che sono affiliati del clan dei Casalesi e che uno dei due era stato arrestato, dopo la mia segnalazione, mentre trasportava un carico di droga dalla Spagna in Italia». Al momento non sembra che le sue denunce abbiano avuto un seguito all’Aquila.
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