Gabrielli, notte a Onna per non dimenticare

7 Aprile 2017

Il capo della polizia ha ricordato l’agente Calvitti, una delle vittime del sisma «Sono vicino alle famiglie sfollate e interessato ai tempi della ricostruzione»

L’AQUILA. Ci sono legami che a distanza di mesi, anni, rimangono stretti, cementati, in alcuni casi indissolubili.

Quelli che riescono ad attrarre un uomo dello Stato come fosse un magnete verso una terra generosa, brutale, implacabile, bellissima, che ha segnato le esistenze di tante, troppe famiglie aquilane e non soltanto.

L’ultima volta che l’aveva vista, la chiesa parrocchiale di Onna era poco più che un cumulo di macerie. Nella notte fra il 5 e 6 aprile scorsi Franco Gabrielli, prefetto dell’Aquila dal 7 aprile 2009 al maggio 2010, a lungo capo del dipartimento della Protezione civile e oggi capo della polizia, è tornato a Onna in forma strettamente privata come gesto di vicinanza e solidarietà alla popolazione della piccola frazione aquilana diventata uno dei simboli del sisma del 2009 (40 morti e il centro storico cancellato).

Gabrielli ha partecipato alla messa in memoria delle vittime del sisma nella chiesa restaurata e riportata all’antico splendore grazie all’intervento economico della Repubblica federale di Germania.

Il capo della polizia è arrivato a Onna poco prima delle 2 del mattino ricevuto dai rappresentanti delle associazioni locali, dal questore Antonio Maiorano, dal capo della mobile Gennaro Capasso, dai più alti funzionari della polizia, dal comandante della compagnia dei carabinieri dell’Aquila, Francesco Nacca, e da rappresentanti delle altre forze dell’ordine.

La sua è stata una presenza silenziosa rotta all’inizio solo da una breve intervista rilasciata a cronisti televisivi che lo attendevano all’ingresso delle chiesetta di legno, quella realizzata dagli artigiani del Trentino nei mesi immediatamente successivi al terremoto.

Gabrielli in attesa che partisse il corteo fiaccolata per le strade del centro storico – dove sono ancora aperte le ferite di quella tragica notte – ha chiesto informazioni «sullo stato della ricostruzione» (a Onna i cantieri avviati sono meno della metà di quelli previsti), della «condizione delle famiglie sfollate (quasi tutte ancora nei map), sulle «prospettive di rinascita».

Ha ricordato se pur brevemente alcuni momenti della sua esperienza da prefetto dell’Aquila.

Nominato dall’allora ministro dell’interno Roberto Maroni (governo Berlusconi) poche ore dopo la scossa delle 3.32 (L’Aquila dal 31 marzo 2009 _ giorno della controversa riunione della commissione Grandi rischi _ al 6 aprile del 2009 è rimasta senza prefetto, il precedente era andato in pensione proprio a fine marzo) ha vissuto in prima persona «tutta la fase dell’emergenza venendo a contatto anche con i tanti drammi causati dal sisma».

Gabrielli ha ricordato ad esempio «la morte di Massimo Calvitti, poliziotto in servizio proprio nella prefettura dell’Aquila deceduto con la moglie nella sua casa di San Gregorio».

Il capo della polizia ha seguito il corteo guidato dal parroco di Onna, don Cesare Cardozo, corteo che ha brevemente sostato nei luoghi in cui 40 persone (la più piccola aveva 6 mesi la più grande 92 anni) furono travolte dalle macerie.

La messa in memoria è stata presieduta da don Carmelo Pagano Le Rose, cappellano della polizia che nella sua omelia ha ricordato il duro prezzo pagato dalla popolazione onnese mettendo però in evidenza anche la forza e la volontà di rinascita.

Al termine della cerimonia il parroco ha letto i nomi delle vittime sottolineati dal rintocco della campana.

Gabrielli è ripartito per Roma poco prima delle 4 del mattino. L’impressione è che si tratti di nuovo arrivederci, vista la vicinanza dell’attuale capo della polizia di Stato con la popolazione di Onna e di tutto l’Aquilano.

Ieri pomeriggio a Onna le cerimonie in memoria delle vittime si sono concluse con il concerto per organo del Duo Arneis e una messa.

Nella frazione, più ancora che all’Aquila città, la ricorrenza del 6 aprile richiama l’intera comunità.

Onna è stata, è e rimarrà uno dei luoghi simbolo del terremoto che nel 2009 ha ucciso, ferito, sconvolto uomini, donne e bambini. Non si potrà mai dimenticare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA