Gadda per le vie della città nella pièce di Centofanti

L’AQUILA. Siamo nell’Italia degli anni Trenta, gli anni del fascismo, gli anni tra le due grandi guerre. La radio trasmette canzoni come “Mille lire al mese” e “Parlami d’amore Mariù”. Inquilino...
L’AQUILA. Siamo nell’Italia degli anni Trenta, gli anni del fascismo, gli anni tra le due grandi guerre. La radio trasmette canzoni come “Mille lire al mese” e “Parlami d’amore Mariù”. Inquilino della Santa Sede è Pio XI, il Papa dei Patti Lateranensi.
È questo il clima politico, sociale e culturale che fa da sfondo a “L’Ingegnere Gadda alla scoperta dell’Aquila”, andato in scena con successo all’Auditorium del Parco del Castello, nell’ambito della 6ª edizione dei Cantieri dell’Immaginario e accolto con entusiasmo dal numeroso pubblico. Una raffinata messa in scena, questa su Gadda, dove la musica e il canto fanno da contrappunto all’azione attoriale.
La storia prende le mosse dall’incarico di inviato speciale che il direttore della Gazzetta del Popolo, Ermanno Amicucci, conferisce a Gadda per un servizio in più puntate sull’inaugurazione della funivia e dell’albergo di Campo Imperatore. Nel racconto scenico lo scrittore trova conforto intellettuale in Lucia Rodocanachi, animatrice di un salotto artistico-letterario ad Arenzano. Gadda, all’Aquila, interagisce con il ristoratore Alfredo Persichetti, del famoso Maccallè di via Tre Marie, che diventa una sorta di buen retiro dal suo girovagare per paesaggi, monumenti e moderne architetture. Nella scena finale, ritroviamo il suo aristocratico approccio all’esistenza, la sua insofferenza per alcuni aspetti del vivere quotidiano, le sue nevrosi, la sua conflittualità un po’ snob nei confronti della realtà, che si accendono nel buio del giorno che si va a concludere. Il tutto sottolineato dal coro a bocca chiusa da Madama Butterfly, interpretato con ragguardevole sensibilità e considerevole carica emotiva dalla Cappella Ars Musicalis, diretta da Vincenzo Di Carlo e Paola Ciolino e dall’insieme strumentale Serafino Aquilano, diretto da Sabatino Servilio. Sofisticato, ma sorretto da un’architettura creativa leggera, è il testo elaborato da Errico Centofanti che vuole dimostrare, riuscendoci brillantemente, come l’universo gaddiano possa essere tradotto nel linguaggio teatrale, attraverso spettacoli capaci di appassionare e gratificare anche un pubblico generalista. L’attenta regìa, consapevolmente supportata da sensibilità umana e artistica, è del giovane Fabrizio Pompei, che guida i personaggi in scena con la leggerezza che richiede una produzione estiva. Luca Serani sa dare spessore e credibilità alla figura di Gadda e alle sue nevrosi. Giuseppe Tomei, Persichetti, con la sua interpretazione grottesca e sopra le righe, conferisce una godibile pennellata di comicità e di ironia. Simona D’Angeli disegna con eleganza e intelligente leggerezza il rapporto di amicizia e stima della Rodocanachi, con lo scrittore. Giancarlo Curio realizza una caricatura efficace di Amicucci, esegeta del fascismo nella direzione del suo giornale come negli atteggiamenti.

