«Gente sospetta nel bosco» Ma erano soltanto curiosi

La difficile partita degli investigatori tra falsi allarmi, fobie e depistaggi involontari Impossibile repertare impronte digitali sull’innesco ritrovato nell’area di Pettino
L’AQUILA. «Pronto, carabinieri forestali? Stanno bruciando ancora il bosco, correte». Arrivano anche chiamate come questa alle forze dell’ordine impegnate in prima linea, accanto a chi svolge operazioni di spegnimento, per cercare di trovare il bandolo della matassa in una delle imprese più difficili in natura: trovare i responsabili dell’incendio di un bosco. A parte le leggende metropolitane di taniche di benzina, stracci imbevuti, animali prima dati alle fiamme e poi fatti scappare nella boscaglia, tocca agli investigatori vagliare ogni tipo di informazione utile per cercare di venirne a capo. Almeno sul fronte penale.
FALSI ALLARMI. Nella serata di domenica una delle segnalazioni, poi rivelatasi infondata, ha riferito di un gruppo di persone con le torce in mano avvistate a ridosso dell’area interessata dagli incendi, sul fronte di Cansatessa-Pettino. La segnalazione è stata immediatamente verificata. Tuttavia, quando sono arrivati sul posto, gli investigatori hanno riscontrato la presenza di persone che stavano osservando il fronte del fuoco, ma senza nessuna relazione plausibile con la devastazione in atto. Uno scattava fotografie, un altro utilizzava un drone, ma certamente non si era in presenza di incendiari. Tra l’altro, l’ordinanza di Biondi vieta di “introdursi e permanere” nelle aree colpite. L’episodio riferito è soltanto uno degli svariati “suggerimenti” che stanno pervenendo, in queste ore, alle forze dell’ordine. Del resto, l’appello a parlare e a fornire indicazioni utili è stato rivolto e rilanciato alla popolazione dai massimi livelli istituzionali e dagli stessi investigatori.
INNESCO SENZA IMPRONTE. Nessuno sviluppo sul fronte dell’innesco ritrovato da un giovane aquilano, Andrea Spacca, che stava passeggiando in via Francia quando ha notato lo strano attrezzo e ha chiamato la polizia. La squadra Mobile ha preso in carico la segnalazione e ha effettuato una serie di accertamenti. Il primo elemento emerso dalla repertazione dell’oggetto è che è impossibile rinvenire impronte digitali – che possano risultare in qualche modo utili alle indagini – sulla superficie di una cannuccia di plastica incollata ad alcuni batuffoli di carta e cotone. Il ritrovamento, dunque, è singolare, ma per arrivare a farlo diventare una pista credibile per scoprire chi – e perché – abbia appiccato i roghi dolosi ce ne passa. La Procura, che coordina il lavoro degli investigatori, è in attesa delle prime risultanze. Si procede, per ora, per le ipotesi di disastro ambientale e incendio boschivo.
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