Giacche a vento per 17mila euro, è polemica

5 Gennaio 2021

Opposizione all’attacco: «Sessanta capi per il personale impegnato nello screening». Biondi non replica

L’AQUILA. Giacche da montagna acquistate per il personale impegnato nello screening di massa, ma consegnate a campagna finita. La denuncia parte dai consiglieri comunali di opposizione che contestano l’opportunità dell’iniziativa. «Sono state acquistate dal Comune 60 giacche di una nota marca di abbigliamento da montagna», fanno sapere, «che sarebbero dovute servire per il personale dipendente impegnato nello screening di massa effettuato a inizi dicembre». Il costo di 17.600 euro, circa 300 euro a capo, è stato caricato sul capitolo di bilancio: “Interventi utili a far fronte all’emergenza Covid-19”.
«Si tratta di spese che verranno rendicontate alla Protezione civile della Regione per i dovuti rimborsi», sottolineano per Italia Viva Paolo Romano, Elisabetta Vicini ed Edlira Banushaj, consigliere straniero; per il Pd Stefano Palumbo e Stefano Albano; Lelio De Santis di Idv-Cambiare Insieme; Giustino Masciocco di Articolo 1; Angelo Mancini di “L’Aquila Sicurezza Lavoro” e Carla Cimoroni di “L’Aquila chiama chi ama L’Aquila”. «Il tutto è stato effettuato senza gara, giustificandolo con l’urgenza dello screening», sottolineano i rappresentanti dell’opposizione, «le 60 giacche da montagna sono però arrivate al Comune ben dopo la fine dello screening e, per il momento, ne abbiamo vista solo una indosso al primo cittadino in alcune foto social». Accuse alle quali il sindaco Pierluigi Biondi ha fatto sapere di non voler replicare. I consiglieri dello schieramento a lui avverso, però, insistono. «È vergognoso sapere che l’amministrazione abbia speso risorse pubbliche per l’acquisto velleitario di giacche di marca», affermano, «si tratta di un’azione sconsiderata che restituisce plasticamente la lontananza dell’amministrazione comunale dai problemi dei cittadini, un’azione che soprattutto in questo momento doveva essere assolutamente evitata soprattutto se consideriamo che l’acquisto nulla ha a che vedere con l’emergenza Covid». Per loro si tratta di un fatto inaccettabile «in un periodo in cui il numero delle famiglie in stato di indigenza ci rimanda una situazione che in città non si era mai vista prima, a neanche dieci giorni dalla fila di centinaia di persone nel giorno di consegna dei buoni per l'acquisto di generi alimentari che sono stati attivati con estremo ritardo dal Comune».
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