GIOIA DEI MARSI
A Gioia dei Marsi, porta d’ingresso del Parco nazionale d’Abruzzo, mentre il resto della regione conta carcasse, con oltre trenta lupi uccisi tra bocconi avvelenati e sparizioni, si sceglie la strada opposta. Non la guerra al predatore. Ma la convivenza. Il paese, 1.600 abitanti in provincia dell’Aquila, insieme ad Aschi, frazione di Ortona dei Marsi, si candida a diventare il “Paese dei Lupi”. Una definizione che qui non suona provocatoria. Semmai identitaria. Antica. Tanto che già negli anni Cinquanta il cinema italiano aveva scelto proprio Gioia Vecchio come simbolo di quel rapporto duro e ancestrale tra uomo e natura. Un legame che risale al 1957 quando il film “Uomini e lupi” di Giuseppe De Santis e Leopoldo Savona portò sul grande schermo i “lupari” d’Abruzzo. Settant’anni dopo, quel titolo torna improvvisamente attuale.
Il sindaco Gianluca Alfonsi risponde al telefono mentre sta parlando proprio di lupi con il collega di Ortona dei Marsi Giuseppe Buccella. Da una parte all’altra della montagna, dice, «condividiamo anche i lupi». Un ragionamento che sembra voler ribaltare completamente il clima che si respira in molte aree interne d’Abruzzo dopo il ritrovamento di oltre trenta esemplari uccisi. «Stiamo andando un po’ in controtendenza in quest’ultimo periodo», spiega, «perché noi i lupi, in questi due paesi, li valorizziamo», dice Alfonsi senza esitazioni. «Il lupo è una risorsa con la quale noi intendiamo convivere.
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Anche l’orso, insieme al lupo, perché qui abbiamo anche gli orsi. Noi abbiamo costituito una delle prime comunità a misura d’orso sul modello canadese».
Il discorso si allarga a un modello di rapporto con il territorio: «È un punto di incontro tra tutte le espressioni della comunità, gli allevatori, i cacciatori, le associazioni ambientaliste, i cittadini, l’amministrazione pubblica siamo tutti pronti ad individuare le misure necessarie a garantire una convivenza adeguata tra l’uomo e i grandi predatori».
A Gioia dei Marsi il sindaco rivendica una tradizione diversa: «È un paese transumante. È nato sulla pastorizia, abbiamo sempre avuto questa capacità di convivere con i lupi e di trovare il giusto punto di equilibrio. Ed è quello che continuiamo ad assicurare anche oggi». Il “Paese dei Lupi” prova a trasformare il predatore in un elemento identitario anche dal punto di vista turistico e culturale. «Su fronti opposti, noi e il lupo lottiamo per lo stesso obiettivo». E quale? «Difendere il territorio. Lo fa il lupo dalla sua parte, lo facciamo noi dalla nostra. Entrambi combattiamo per mantenere il nostro ambiente in equilibrio», dice il sindaco.
Il passaggio più duro arriva però quando Alfonsi affronta il tema delle uccisioni dei lupi. Le definisce senza mezzi termini «atteggiamenti vergognosi»: «Vanno assolutamente censurati», dice. «Non appartengono al nostro modo di relazionarci come comunità. Li censuro totalmente, anche a nome della comunità civica». Alfonsi non nega l’esistenza di problemi legati alla presenza dei predatori. Ma sostiene che la risposta non possa essere quella della violenza. «Che ci sia un problema di riequilibrio tra predatori e prede è evidente», spiega. «Ma insieme al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si sta lavorando con studi scientifici e competenze per trovare forme di riequilibrio». E sottolinea un altro aspetto spesso ignorato nel dibattito pubblico. «Noi qui abbiamo parecchi allevatori. Ma troviamo sempre un punto d’equilibrio anche con loro. I danni da fauna selvatica vengono risarciti anche fuori dall’area del Parco, grazie alla collaborazione costruita in questi anni». Poi aggiunge: «I cervi stanno aumentando in modo importante, quindi per il lupo ci sono anche maggiori possibilità di predazione naturale. Si sta riequilibrando il rapporto. Ma certo la risposta non può essere il vergognoso abbattimento o l’avvelenamento dei lupi».
A Gioia dei Marsi, racconta ancora il sindaco, esistono almeno cinque aziende zootecniche portate avanti da giovani allevatori. «Ne sono felicissimo», dice. «Molti ragazzi hanno ereditato le aziende di famiglia o ne hanno avviate di nuove. Quando incontrano problemi li affrontano nel modo corretto, chiedendo il risarcimento dei danni. Ma senza mai ricorrere ad atteggiamenti criminali». È qui che riaffiora tutta la tradizione della pastorizia abruzzese. «Stanno tornando a utilizzare il cane da pastore abruzzese», racconta con orgoglio. «Finalmente ci siamo riappropriati anche del nome della razza. È il cane antilupo per eccellenza. Geneticamente predisposto a difendere il gregge. Lo esportiamo in tutto il mondo contro i predatori», continua. «Contro i coyote in America, contro i dingo in Australia. E adesso i giovani allevatori lo stanno riutilizzando qui. Sta dando ottimi risultati», assicura Alfonsi. Quasi un ritorno alle origini. «Non serve spendere enormi quantità di soldi, a volte bastano le vecchie tecniche. Abbiamo già nel nostro territorio gli strumenti naturali per convivere con il lupo» conclude il sindaco di Gioia dei Marsi.