Gli inquilini: la gente urlava, quanta paura

Le testimonianze delle famiglie che hanno abbandonato le case in pigiama. Giovane salva il suo cane
AVEZZANO. Negli occhi la paura, in gola il sapore del fumo. Un’altra mattinata difficile nel palazzo di via Mattarella.
«Abito al primo piano», racconta Annamaria Santomaggio, seduta all’ombra su una sedia mentre sono in corso le operazioni dei vigili del fuoco, «all’inizio avevo visto che c’era un po’ di fumo, quando poi mi sono affacciata mi sono resa conto della situazione. Una vicina urlava e sono scappata fuori». Il marito Antonio Pietropaoli non voleva abbandonare la casa, fino a quando il figlio Donato lo ha convinto a scendere in strada. «Stavo dormendo, non mi ero accorto di nulla», precisa il giovane, «poi mi hanno svegliato e subito mi sono affrettato per uscire. Mio padre non voleva scendere perché secondo lui non c’era pericolo. L’abbiamo dovuto portare giù di corsa». Giuseppe Pietropaoli si è preoccupato di portare fuori anche il cane Ulisse. Qualcuno piange, altri chiamano i familiari, diversi implorano carabinieri e vigili del fuoco di poter entrare in casa per prendere almeno dei vestiti e gli effetti personali. Più di un inquilino, infatti, è scappato fuori in pigiama, qualcuno in vestaglia o in tuta, senza borse e documenti. «Ho sentito la gente urlare ma pensavo fosse qualcuno che litigava al piano di sotto», spiega Antonella D’Urbano, «mio marito era uscito e non l’hanno fatto rientrare. Se non avvisava lui che ero dentro nessuno mi avrebbe visto. I vigili del fuoco poi sono arrivati e mi hanno portato fuori perché fatico a camminare: c’era tanto fumo, non si vedeva nulla. Sono molto spaventata».
Qualche residente riesce a entrare con l’aiuto di vigili del fuoco e carabinieri e nelle buste della spesa porta via maglie, farmaci e documenti. Alcune famiglie marocchine si sono radunate da un lato, sono per lo più donne in abiti tipici con poca voglia di parlare. Dall’altro ci sono degli anziani agitati per le sorti della loro casa. Sergio Trivellini piange, consolato dal padre. «L’avevo comprata solo un mese fa», afferma tra le lacrime, continuando a camminare su e giù nel cortile, pensando alla sua Audi parcheggiata nel garage dove si è sviluppato l’incendio, «era il mio sogno e ora probabilmente è da buttare. Quando mi sono reso conto dell’incendio sono sceso di corsa ma non sono potuto entrare nel garage».
Eleonora Berardinetti
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