«I quattro giorni dentro la mia città solida e frantumata»

12 Luglio 2016

Festival della partecipazione, il bilancio dall’interno Di Giovacchino: siamo cresciuti attraverso il confronto

di Alessia Di Giovacchino

Ho imparato negli anni come si comunica e come si redige una nota per la stampa; a cogliere la notizia e a rendere giornalistico un messaggio. È stato uno dei modi in cui, insieme alle mie colleghe Beatrice Di Marco ed Elisa Marulli, ho partecipato al Festival. Ora che questi giorni sono conclusi e sento le gambe distendersi e la tensione defluire magicamente, vorrei dare la mia versione della Partecipazione, all’Aquila.

Cara L’Aquila, solida e frantumata, sei stata perfetta. Mentre ti camminavo, in solitaria, col telefonino all’orecchio e lo zaino sulle spalle, dalla Fontana Luminosa a Piazza Duomo, da Piazza Duomo a Palazzo Fibbioni, da Palazzo Fibbioni al Ridotto e al Palazzetto dei Nobili, mi sentivo cellula vitale di un processo meraviglioso.Portavo al collo con orgoglio e senso di appartenenza un laccetto rosso identitario e mi venivano incontro tanti laccetti rossi: giovanissimi volontari accaldati e operosi, con gli occhi luccicanti, il sorriso pronto; le persone un po’ più grandi, sagge e con l’accento strano, prese a diffondere pensiero; le colleghe e i colleghi, passi veloci e concentrati.

A metterli insieme tutti questi laccetti, capivo in quale grande e privilegiato perimetro mi stavo muovendo. Capivo che ero parte di un insieme unico, che non sarebbe stato possibile senza un’idea, senza il trasferimento di questa. E senza, ancora, la fiducia che fosse possibile renderla praticabile e tangibile e vera. Non sarà un Festival a farci tutti più consapevoli, non sarà un Festival a restituirci esiti per il nostro impegno. Ma è questo Festival che, da dentro o da fuori, ora o fra dieci anni, ci contaminerà, consegnandoci un luogo dimenticato dove la discussione, anche accesa, non sia puro esercizio di forza verbale, ma la reale misura di un processo di elevazione.

Oggi, dall’Aquila, si irradia una speranza e l’unica rete di cui ha bisogno per propagarsi è quella che fanno le persone parlando e scambiando informazioni, costruendo progetti. Se tendo al futuro con l’impazienza di chi sa che sta per ricevere una sorpresa, è perché ho avuto curiosità a sufficienza per ascoltare, ragionare di nuovi modi, vedere come i miei vicini sono migliori, scoprire cosa hanno inventato. Scoprire, ancora, che non esiste solo la via del rimedio e della riparazione, ma anche e soprattutto quella della nuova costruzione. Ci sono uomini grandi. Abbiamo camminato con loro in questi giorni: hanno concentrato pensiero positivo nei nostri luoghi. Grazie anche a loro, L’Aquila è ancora al centro delle opportunità.Quelle opportunità che, da oggi in poi, io chiamo Partecipazione.

*(ufficio stampa festival)

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