I sindacati: «A LFoundry trenta cervelli in fuga»

5 Settembre 2020

AVEZZANO. I sindacati denunciano la fuga di cervelli, puntano i piedi sulla vertenza LFoundry e chiedono un incontro urgente al ministero per lo Sviluppo economico. Le notizie poco rassicuranti...

AVEZZANO. I sindacati denunciano la fuga di cervelli, puntano i piedi sulla vertenza LFoundry e chiedono un incontro urgente al ministero per lo Sviluppo economico. Le notizie poco rassicuranti comunicate nei giorni scorsi ai 1.500 dipendenti del sito dove si producono memorie volatili e l’annuncio di un calo della produzione nei prossimi mesi e di 30 lavoratori che hanno lasciato l'azienda ha allarmato le organizzazioni sindacali. Con una lettera firmata da Fim, Fiom, Uilm nazionali e Fim, Fiom, Uilm e Failms territoriali è stato chiesto con urgenza un confronto al ministero con l’azienda dal momento che l’appuntamento atteso prima per fine anno e poi per inizio 2020 è di fatto slittato. «Abbiamo inviato una lettera al ministero dello Sviluppo economico per chiedere che venga convocato un incontro di verifica complessiva sulla situazione aziendale, occupazionale e industriale di LFoundry, tenuto conto di alcuni elementi di particolare criticità emersi, nel corso del 2020», spiegano i rappresentanti dei sindacati nazionali e territoriali della seconda azienda più grande d’Abruzzo, «in particolare, in riferimento al processo di transizione di LFoundry all’interno di Sparc da Foundry a Idm, previsto nel piano industriale illustrato dall’azienda in sede ministeriale, che sembrerebbe confuso e privo di strategia. L’azienda ha dichiarato che lo stabilimento di Avezzano dovrà essere in grado di mettere in campo gli investimenti in modo autonomo rispetto alla casa madre. Questo obiettivo, però, mal si coniuga con gli effetti di quella evoluzione del mix produttivo annunciato dall’azienda che vedrebbe una importante riduzione della produzione di sensori di immagine a favore di dispositivi power». Le organizzazioni sindacali ribadiscono che «si prospetta il rischio concreto di un impatto sui livelli occupazionali. Un altro elemento di criticità è rappresentato dall’emorragia di competenze nei primi 8 mesi del 2020. Trenta persone hanno deciso di abbandonare l’azienda e il territorio a causa della forte incertezza percepita». (e.b.)