I sindacati all’Asl: pronti alla mobilitazione

Chiesto un confronto con l’azienda sanitaria: servono risposte su servizi, organizzazione e personale
L’AQUILA. Stabilizzazione dei precari, carichi di lavoro, buoni pasto e non solo: sono pronti alla mobilitazione, i sindacati, se non arriveranno «risposte certe sulla crisi in cui versa la sanità della provincia aquilana». Fp Cgil L’Aquila, Cisl Fp Abruzzo Molise, Fials L’Aquila e Nursind L’Aquila sollecitano alla Asl 1 il ripristino delle corrette relazioni sindacali, ponendo sul tappeto le principali problematiche: «Nulla è stato fatto per il miglioramento della qualità dei servizi, c’è ancora caos nella gestione dei buoni pasto per i dipendenti e per l’avviso di attribuzione degli incarichi di funzione. Senza risposte certe», sottolineano i segretari Anthony Pasqualone, Marcello Ferretti, Simone Tempesta, Antonio Santilli e Orazio Soccorsi, «avvieremo la mobilitazione su tutta la provincia». Secondo le quattro sigle sindacali, la complessità del momento politico, economico e sociale che sta attraversando il Paese e le difficoltà nella gestione della Salute nella provincia aquilana, «non possono giustificare il silenzio assordante sulle sorti della sanità pubblica e di chi vi lavora». Viene lamentato «un atteggiamento arrogante e irrispettoso nei confronti dei lavoratori e di chi tutela i loro diritti, che si manifesta nella mancanza di risposte alle reiterate richieste».
Vanno affrontati diversi temi: la carenza di personale, la stabilizzazione di quello precario, i carichi di lavoro, le progressioni economiche orizzontali, i differenziali economici, la produttività 2021 e 2022, le progressioni verticali, il regolamento della mobilità interna e il regolamento del codice degli appalti. In mancanza di corrette relazioni sindacali, l’azienda avrebbe bandito un avviso per il reclutamento di incarichi di funzione, senza aver provveduto alla contrattazione delle risorse, «generando forti contestazioni». Sui buoni pasto per il personale, “la verità che emerge è che la stragrande maggioranza degli operatori, pur avendone diritto, non ha ricevuto né il buono pasto sostitutivo e neanche la scheda necessaria per poterne usufruire. Numerosi lavoratori», aggiungono i sindacati, «si sono visti sottrarre i minuti aggiuntivi maturati per i tempi di vestizione e passaggio delle consegne, e l’azienda, anziché risolvere il problema, ha fatto emergere nuove criticità, tra cui quella dell’obbligo per il personale, ai fini della maturazione del buono pasto, di una prestazione lavorativa aggiuntiva di 30 minuti oltre il normale turno di lavoro pari a 7 o più ore. Posizione, questa, assurda e sconcertante». Si rischiano quindi contenziosi su pause e prestazioni oltre l’orario di servizio. Sotto accusa anche «la linea politica del governo regionale, evidentemente sostenuta dal “silente” Comitato ristretto dei sindaci, che non ha prodotto niente di positivo per innalzare la qualità delle condizioni di lavoro e della qualità dei servizi».

