I sindacati: grandi banche in fuga dal territorio

L’AQUILA. «I grandi gruppi bancari abbandonano il territorio». A lanciare l’allarme sono Fisac e Cgil che vedono confermati i loro timori nel piano industriale della Bper. «Da aprile sono circa 30 i...
L’AQUILA. «I grandi gruppi bancari abbandonano il territorio». A lanciare l’allarme sono Fisac e Cgil che vedono confermati i loro timori nel piano industriale della Bper. «Da aprile sono circa 30 i lavoratori della provincia dell’Aquila usciti dall’azienda, contando anche quelli che cesseranno a fine settembre», affermano i rispettivi segretari Luca Copersini e Francesco Marrelli, «pur trattandosi di lavoratori che verranno accompagnati alla pensione, il mancato turn over rappresenta un innegabile impoverimento per il territorio». l sindacalisti evidenziano che «l’accordo che disciplina gli esodi, datato 29 ottobre 2019, prevede due nuove assunzioni ogni dieci uscite: ad oggi, a fronte di circa 30 esodati, le assunzioni effettuate in provincia sono state solo due». Il timore di Cgil e Fisac è insomma che «alla riduzione dell’occupazione si accompagni un’ulteriore delocalizzazione verso altri territori, considerati più allettanti dalla banca». Questa preoccupazione è estesa alle altre uscite previste dal piano fino al 31 marzo 2021. «Segnali in tal senso ce ne sono già diversi», osservano i sindacati, «temevamo da tempo che gli uffici di viale Pescara si avviassero verso un progressivo smantellamento, sulla scia di quanto già accaduto all’Ufficio ricostruzione; oggi ci preoccupa apprendere che lavoratori prossimi all’esodo siano stati chiamati a passare le consegne a colleghi che opereranno da altri territori, a riprova dell’intento di spostare il lavoro dalla nostra Provincia». A giorni, sempre a detta delle organizzazioni di categoria, l’azienda dovrebbe comunicare l’elenco delle filiali destinate a chiudere entro fine dell’anno. «Abbiamo ragione di temere che il nostro territorio possa essere pesantemente colpito da nuove chiusure», avvertono Marrelli e Copersini, «che si aggiungerebbero ai due sportelli che hanno già abbassato le saracinesche nel corso dell’anno, senza contare gli ulteriori tagli in arrivo nel 2021». La questione, comunque, non è limitata alla Bper. «Basti pensare alle quattro filiali chiuse in provincia da Mps nei mesi scorsi e alle prevedibili ulteriori chiusure che saranno prodotte dall’accorpamento di Ubi in Banca Intesa o dal previsto ridimensionamento di Banca Popolare di Bari».
I sindacati ricordano, dunque, che il fenomeno dell’abbandono bancario ha conseguenze gravissime: «Non rappresenta soltanto una perdita di posti di lavoro, ma costituisce un forte limite nell’accesso al credito ed ai servizi da parte delle imprese locali, minandone le prospettive di crescita». Marrelli e Copersini si dicono colpiti dal silenzio, su questo tema, della politica che ha mostrato «di non comprendere quanto il fenomeno contribuisca al declino economico e anagrafico delle aree interne».
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