L’AQUILA
Mafiosi, terroristi e anarchici: tutti spostati in sette carceri di massima sicurezza, dove vige il 41 bis. Quel regime di carcere duro pensato in una forma iniziale a fine anni Ottanta, quando fu chiaro a tutti che i mafiosi riuscivano a impartire ordini da dietro le sbarre, e introdotto nel suo assetto attuale nel 1992, come misura straordinaria in risposta alle stragi di mafia in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tra i sette istituti penitenziari inseriti nel piano Kairos sul 41 bis figura il carcere Le Costarelle dell’Aquila.
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Il piano di riorganizzazione del sistema carcerario con il potenziamento del carcere duro, secretato in molte parti per motivi di sicurezza, prevede di concentrare in sette penitenziari “dedicati”, rispetto agli attuali dodici in regime “misto”, quasi tutti caratterizzati dalla promiscuità con altri circuiti detentivi, tutti i 810 posti disponibili per i detenuti al 41 bis. Di questi, tre sono stati individuati in Sardegna, a Cagliari, Nuoro e Sassari; gli altri sono Le Costarelle dell’Aquila, il carcere di Alessandria, di Parma e Vigevano. Strutture che saranno gestite unicamente dai reparti specializzati del Gom, il Gruppo operativo mobile. Attualmente i reclusi in 41 bis sono 748: 736 maschi e 12 donne, queste ultime ospitate all’Aquila, unico istituto penitenziario ad avere una sezione femminile dedicata. L’obiettivo del governo è chiaro: togliere i detenuti del carcere duro da qualsiasi forma di contatto con altri carcerati. Se partirà il piano Kairos – aggettivo che in greco indica il tempo “opportuno” – già dai prossimi giorni si darà il via allo spostamento dei primi detenuti. Negli ultimi mesi il governo ha intensificato l’impegno sul progetto, che nasce dall’esigenza di ristrutturare l’applicazione del 41 bis, la misura massima di isolamento prevista per mafiosi e terroristi. Con un intento: concentrare i posti attualmente dedicati al regime duro in strutture più grandi e controllate per migliorare la gestione operativa e la sicurezza interna. Il cuore del progetto, infatti, è nella centralizzazione: «Creare centri specializzati dove applicare il 41 bis in modo omogeneo, ridurre dispersioni e rafforzare le misure di contenimento». I nuovi poli selezionati, tra cui il carcere aquilano, sono strutture ad alta sicurezza progettate per gestire popolazioni carcerarie particolarmente delicate, dove opera personale addestrato e qualificato e dove è attiva la sorveglianza tecnologica. La riorganizzazione punta anche a ottimizzare i costi a lungo termine, concentrando competenze e investimenti in pochi siti che rispettino standard elevati di sicurezza. Secondo il disegno, i sette superpenitenziari ospiteranno complessivamente oltre ottocento posti in regime di carcere duro, con tre strutture operative in Sardegna per ragioni logistiche e di spazio. Sedi dotate di sistemi di videosorveglianza, barriere anti-intrusione e percorsi interni pensati per minimizzare i rischi di comunicazione tra detenuti. L’intenzione è uniformare protocolli, procedure e criteri di selezione del personale, così da ridurre errori e dispersioni normative che possono indebolire l’efficacia del 41 bis. Ma la proposta divide il panorama politico, con l’opposizione che ha espresso forti perplessità, mettendo in rilievo «il rischio di infiltrazioni mafiose e di presidio territoriale lontano dai centri giudiziari di riferimento». Per il Pd «la concentrazione in pochi poli, potrebbe creare problematiche legate al controllo esterno, alle comunicazioni con le procure e alla trasparenza delle ispezioni». Sul piano operativo, la sfida immediata sarà raccordare le esigenze di sicurezza con il rispetto delle procedure giudiziarie: il 41 bis è una misura eccezionale e richiede applicazioni rigorose per evitare contenziosi. Il piano Kairos implica, infatti, una revisione di norme interne, trasferimenti organizzati e ulteriori investimenti in tecnologia per potenziare le misure di sicurezza e di sorveglianza.