Il caso del Pescara e della pallanuoto

6 Ottobre 2017

Non è la prima volta che il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso si dimostra vicino alle realtà dello sport abruzzese, che hanno vissuto – e in parte vivono ancora – momenti di profonda...

Non è la prima volta che il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso si dimostra vicino alle realtà dello sport abruzzese, che hanno vissuto – e in parte vivono ancora – momenti di profonda crisi. Accadde tra il 2003 e il 2009, quando l’attuale governatore ricopriva la carica di sindaco di Pescara.
All’epoca non se la passavano affatto bene le squadre biancazzurre di calcio e pallanuoto. In particolare il Delfino si stava avviando a fine 2008 a una sorta di fallimento pilotato, con il curatore Saverio Mancinelli, che poi fissò il 20 gennaio 2009 una base d'asta di vendita aziendale di 600.000 euro per l’acquisizione del club biancazzurro.
E in quella sede, tra l’entusiasmo di una folta rappresentanza di tifoseria organizzata, l’industriale della pasta Giuseppe De Cecco e l’imprenditrice Deborah Caldora, si aggiudicarono l’asta per il futuro rilancio della società calcistica biancazzurra, che all’intervento deciso dell’allora sindaco Luciano D’Alfonso, distanza di due anni tornò in serie A.
Nello stesso periodo, sempre con il primo cittadino D’Alfonso come garante delle trattative, arrivò un aiuto non indifferente sulla vertenza Naiadi e, di conseguenza, anche il movimento sportivo della pallanuoto pescarese – che ha conosciuto livelli mondiali con il mito Manuel Estiarte – riuscì a sopravvivere alla crisi.
Anche se, nonostante gli sforzi di D’Alfonso e di alcuni imprenditori, i tempi d'oro della mitica Sisley, che vinceva coppe e scudetti ed era temuta e rispettata in tutta Italia e forniva talenti anche alla Nazionale maggiore, rimangono sbiaditi ricordi. (m.r.)