Il crollo e poi la voragine Lì ora c’è il nuovo palazzo

15 Ottobre 2022

Nel vecchio civico 6B di via Campo di Fossa trovarono la morte 27 persone Ma l’edificio è stato ricostruito e adesso ospita il progetto Davide sull’autismo

L’AQUILA. «Ma guarda che gli ha fatto il terremoto a quel palazzo, sembra un altro...». «Ma non lo vedi che stai guardando il palazzo che stava dietro? Quello davanti non c’è più». Sei aprile 2009, frammenti di discorsi tra due testimoni sotto choc, quando l’Angelo nero della morte era appena passato su via Campo di Fossa e sulla metà di quelli che ci abitavano ha detto.
C’era la voragine che diventerà simbolo del terremoto e che porterà alla luce la vicenda dei vuoti sotto a via Campo di Fossa, indagata dalla microzonazione sismica e dal gran numero di sondaggi. «In effetti lì c’era una stalla con l’asino», spiegava un anziano del posto. Una stalla con una volta a botte su cui era stata “poggiata” la strada. Una voragine da cui vennero tirati fuori due ragazzi usando le lenzuola annodate e che era uno dei punti deboli che il terremoto del 6 aprile riconobbe in un baleno.
Così come la palazzina di via Campo di Fossa 6B poco più sopra, venuta giù quasi subito con un rumore che somigliava a quello di tante piccole esplosioni, un piano dietro l’altro, in pochi secondi. Dentro c’erano 29 persone, l’altra metà dei residenti di via Campo di Fossa. Ne usciranno vivi soltanto in due. «Ho fatto appena in tempo a mettere i piedi giù dal letto», racconterà in seguito l’allora vicesindaco Angelo Bonura, sopravvissuto insieme alla figlia e che nel crollo ha perso la moglie, «ed eravamo già in garage». All’alba del 6 aprile c’era un nugolo di volontari e vigili del fuoco, un medico infilato sotto una trave che cercava di mettere una flebo a uno dei sepolti. Le ruspe erano lì vicino, in attesa: c’erano persone sepolte e si doveva fare tutto a mano. Per i soccorritori un tuffo al cuore ogni volta che dalle macerie usciva un brandello di stoffa. C’erano le telecamere e i fotografi: il crollo di via Campo di Fossa diventerà uno dei simboli del dramma del 6 aprile.
Poi arriveranno i processi e, piano piano, la ricostruzione. Nel settembre del 2015 venne demolito il palazzo appena dietro al numero 6B, quello con i buchi al posto delle tamponature esterne, diventati sfondo del terremoto. I processi andranno avanti, la ricostruzione arriverà anche al palazzo con il numero 6B, civico oggi scomparso. Prima che la riedificazione del palazzo iniziasse, però, c’era stata anche la richiesta di non ricostruirlo più, formulata dalla madre di una delle vittime. Ma le scelte, per quel sito, sono state altre. La ricostruzione è iniziata con una grande quantità di ferro nella struttura delle fondazioni. Col terremoto non si scherza e, come in buona parte della ricostruzione post-sisma dell’area, c’è tanto ferro e cemento da fermare il segnale dei cellulari. E mentre la ricostruzione del palazzo andava avanti, su piazzale Paoli veniva realizzato il Parco della Memoria, con i nomi delle 309 vittime incisi attorno alle grandi vasche, i potenti spruzzi d’acqua, inaugurato dal premier Mario Draghi il 28 settembre dello scorso anno. E, infine, una settimana fa, nel palazzo si sono accese le prime luci, quelle degli appartamenti che il Comune ha riservato per il progetto Davide dell’associazione Abruzzo Autismo onlus.
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