Il doloroso silenzio nella basilica L’addio commosso ai Vicentini

6 Aprile 2023

Le quattro bare della famiglia accolte da migliaia di fedeli, su ognuna un mazzo di rose e un fiocco bianco In prima fila anche gli amici di Massimo in carrozzina. Monsignor D’Angelo invita alla misericordia

L’AQUILA. Quando le 4 bare alle 14.40 di ieri sono entrate nella basilica di Collemaggio le migliaia di persone che affollavano la chiesa sono state “scosse” da un brivido. La tragedia, scoperta venerdì scorso, si è concretizzata in una immagine che, chi era in basilica, non dimenticherà mai. Dentro quelle bare, tutte uguali e di color noce chiaro, c’erano i resti mortali di Carlo Vicentini, 70 anni, della moglie Carla Pasqua di 69 anni e dei due figli Massimo di 42 e Alessandra di 36 anni. In quel momento tanti hanno cercato di fare un salto all’indietro nel tempo alla ricerca di una spiegazione razionale a qualcosa che appare tutto meno che razionale. La domanda che amici, parenti e conoscenti si fanno da giorni è: «Come ha potuto uno stimato e apprezzato professionista cancellare in un attimo la sua adorata famiglia?».
Carlo e Carla si sono conosciuti che entrambi erano ancora adolescenti, poi il matrimonio e la nascita dei figli Massimo e Alessandra. Una famiglia nella quale, nonostante le difficoltà dovute ai problemi di salute di Massimo, regnava grande armonia. Fino alla notte fatale in cui qualcosa in Carlo Vicentini si è rotto e ha scatenato l’impensabile. Per come si sono svolte le esequie è apparsa chiara la volontà dei parenti di non puntare il dito accusatore contro Carlo Vicentini.
I feretri sono arrivati a Collemaggio su tre auto bianche e una grigia, scortate dalla polizia municipale.
Su ogni bara un mazzo di rose: rosse per Carlo e Massimo e rosa per Carla e Alessandra. Davanti e dietro una targhetta con incisi i nomi e le date di nascita e di morte. E poi un fiocco bianco. Durante tutta la celebrazione, a Collemaggio è regnato un silenzio quasi irreale. Solo di tanto in tanto c’è stato chi non ce l’ha fatta a trattenere le lacrime. Ma è stato un dolore composto anche se bastava guardare negli occhi le persone per scoprire oltre al dolore, l’incredulità, l’impotenza, forse anche la voglia di gridare forte: «Perché? Perché?».
Il rito funebre è stato celebrato dal vescovo ausiliare Antonio D’Angelo, affiancato dal parroco di Paganica, don Dionisio, da quello di Pettino, don Dante, da don Federico, amico di Massimo Vicentini, da don Alessandro Benzi e da altri sacerdoti della diocesi. L’ausiliare ha anche portato il saluto, e la vicinanza al dolore dei parenti, del cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi e dell’arcivescovo emerito Giuseppe Molinari.
La parola che è risuonata di più durante la messa è stata «misericordia» e non è un caso visto che ancora siamo nel pieno dell’anno della Misericordia indetto da Papa Francesco durante la sua visita all’Aquila il 28 agosto 2022 in occasione della Perdonanza.
Monsignor D’Angelo nell’omelia non ha fatto alcun riferimento diretto alla tragedia della famiglia Vicentini e forse è stato meglio così. In questi casi ogni parola può essere interpretata nella maniera sbagliata. L’ausiliare ha invitato tutti, soprattutto in vista della Pasqua, ad affidarsi «all’amore di Dio» e «alla fede in Gesù Cristo risorto».
Alla fine si è soffermato a salutare brevemente i parenti dei defunti.
Nella basilica anche alcuni rappresentanti della squadra di hockey in carrozzina di Monteprandone (Ascoli), i Mirmidoni Piceni, di cui Massimo Vicentini faceva parte (ha giocato come portiere e ne è stato il fondatore).
In basilica c’erano tanti colleghi di Carlo Vicentini e anche il rettore, Edoardo Alesse. Poco dopo le 16, le quattro bare sono state portate fuori dalla basilica e quando sul portale è comparsa quella di Carlo Vicentini c’è chi ha provato ad abbozzare un applauso. Ma è stato un attimo, poi è calato di nuovo il silenzio.
Intanto, le associazioni di Tempera in una nota «si uniscono al dolore delle famiglie Vicentini e Pasqua per l’improvvisa e drammatica scomparsa di Massimo, Alessandra, Carla e Carlo, ed esprimono la loro solidarietà e vicinanza».
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