Il nuovo questore De Simone: «Movida, no alle maniere forti»

Da Teramo all’Aquila, il dirigente annuncia la linea del suo mandato: «Regole e legalità al primo posto Senza mostrare i muscoli daremo segnali al momento giusto. Andrò in strada per capire tutti i problemi»
L’AQUILA. Ricostruzione, fondi pubblici in arrivo, ma anche periferie, movida e ripartenza. Il nuovo questore, Enrico De Simone, 61 anni, di Pescara, passa il traforo e da Teramo approda in città. Parla col Centro delle linee guida del suo mandato nell’intervista che segue.
Come intende operare nel suo nuovo incarico all’Aquila?
«Sono contento della nomina che il capo della Polizia, il prefetto Giannini, mi ha conferito perché ritengo che L’Aquila sia una città impegnativa in questo momento storico. Restare nella mia regione non può che farmi piacere. Cominciai qui all’Aquila come commissario alla fine degli anni Ottanta, come seconda sede: sono passati 30 anni. Sono stato qui dal 1989 al 1991 come dirigente dell’ufficio del personale. Era il periodo della Guerra del Golfo, quando fu abbattuto l’aereo del pilota Cocciolone. Ho un bellissimo ricordo, allora giovane funzionario, di questa città vissuta per breve tempo. Andando in sostituzione di colleghi ad Avezzano e Sulmona ho avuto modo di conoscere la realtà del tempo. Operare nel capoluogo di regione è per me una gratificazione. La città in ricostruzione ha le sue problematiche, occorre tenere alta la guardia per il pericolo di infiltrazioni malavitose e ora anche alla luce dei nuovi fondi del Pnrr in arrivo. Massima concentrazione sull’attività di prosecuzione del monitoraggio sul territorio. Dobbiamo far venir meno la percezione di insicurezza nella gente, che non trova una corrispondenza razionale eppure viene vissuta dai cittadini. Massima presenza del personale delle Volanti e molto controllo del territorio».
Cosa porta in dote dalle sue esperienze passate?
«Vengo dai settori investigativi. Sono stato capo della Mobile a Pescara e Chieti. Vengo dalla scuola di Luigi Savina (già vice capo vicario della Polizia, ndr), sono stato suo vice a Pescara e ho conosciuto molti aspetti criminali legati al territorio abruzzese. Negli anni ’90, con l’operazione Black Jack, fu applicato per la prima volta il 416 bis per una vicenda legata ad alcune bische dell’Aquilano controllate da gruppi malavitosi del Pescarese. Ho intensi trascorsi investigativi e una forte formazione di Squadra mobile e polizia giudizaria oltre a una lunga esperienza di vicequestore vicario, prima di guidare le questure di Enna e Teramo. Una città, l’ultima nella quale ho operato, ugualmente alle prese con problematiche legate al sisma, oltre all’emergenza autostradale. In campo investigativo abbiamo aperto il fronte del contrasto alla mafia nigeriana intessendo rapporti con la magistratura aquilana, i pm e il procuratore distrettuale antimafia Michele Renzo che hanno portato a sequestri patrimoniali e a misure antiterrorismo».
Conosce la realtà aquilana di oggi, le sue emergenze?
«Finora indirettamente, per i miei trascorsi operativi, ma presto sarò in strada per rendermi conto di persona della situazione. Non mi faccio raccontare le cose. Vado, vedo e decido. Il personale della Polizia deve riappropriarsi del territorio, uscire dagli uffici, avere gli occhi sulle tante situazioni».
La movida post-Covid è una priorità?
«È un tema molto importante, comune a tutte le città. Senza fare esibizione di muscoli dobbiamo far capire che certi comportamenti sfrenati e incontrollati non si possono tenere. Come abbiamo saputo dimostrare, in pandemia, capacità di resilienza e osservanza di regole, così dovremo fare anche adesso. Cultura della legalità e rispetto delle regole sì, ma senza usare le maniere forti e dando i segnali opportuni al momento giusto».
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