Il Pd a Liris: «Dimettiti» Fratelli d’Italia: «Falsità»

Non si placa la battaglia politica sull’assessore regionale e il suo ruolo in ospedale Di Girolamo (M5S): «Meloni non ha nulla da dire?». Atti alla commissione Vigilanza
L’AQUILA. Il caso Liris diventa terreno di battaglia politica. Non sono bastate, al Pd, la replica a mezzo stampa dell’assessore regionale al Bilancio e il suo parziale dietrofront (tornare in ospedale, ma come volontario).
L’ACCUSA. Il segretario regionale del partito, Michele Fina, i parlamentari Stefania Pezzopane e Luciano D’Alfonso e tutto il gruppo consiliare (Pierpaolo Pietrucci, Silvio Paolucci, Antonio Blasioli e Dino Pepe) – ai quali si è aggiunto il consigliere regionale di Abruzzo in Comune Sandro Mariani – sono tornati ad attaccare l’esponente di Fratelli d’Italia. «Prima bugia», affermano dal Pd, «Liris dichiara che sarebbe stata opportuna una richiesta di accesso agli atti, prima di parlare. E infatti l'accesso agli atti è stato regolarmente richiesto. Seconda: Liris viene inserito nello staff della direzione generale Asl, l’ambito manageriale in cui si gestiscono appalti e gare e nel quale si destinano risorse umane e materiali, oltreché incarichi professionali. Ed è noto a tutti che è l’assessore al Bilancio a decidere quali e quante spettanze finanziarie destinare alle Asl regionali. Terza bugia: l’Avvocatura di Stato ha impugnato la legge di stabilità regionale, riscontrando alcuni profili di incostituzionalità. In un momento così delicato per la Regione, in cui viene bocciato il documento finanziario, il suo assessore al Bilancio decide di incrementare la propria attività amministrativa con un altro incarico, benché in part-time al 30%. Quarta bugia: dopo un primo momento, in cui Liris è stato integrato in direzione generale Asl con un ruolo dirigenziale al 30% e con uno stipendio di pari importo, la nota con cui l’assessore ha chiesto di svolgere funzioni gratuitamente è stata decisa e inviata successivamente alla reazione delle opposizioni e allo sconcerto dell'opinione pubblica. E non è ancora stata recepita dall’Asl, che ha preso tempo per verificarne la fattibilità. Quinta bugia: non è previsto in alcun caso che nella pubblica amministrazione si possano rivestire, contemporaneamente, due ruoli. È evidente che né Liris né l’Asl abbiano comunicato alla Regione la decisione di aver messo unilateralmente fine all’aspettativa, altrimenti la Regione avrebbe risposto che non era possibile procedere. Troviamo scorretto da parte di Liris», concludono dal Pd, «continuare a fare leva sulla sua generosità come medico piuttosto che chiedere scusa e affermare di aver sbagliato circa quanto ormai è acclarato».
LA DIFESA. Immediata la replica di Fratelli d’Italia L’Aquila, affidata a Michele Malafoglia (portavoce), Margherita Paoletti (portavoce Gioventù Nazionale) e ai consiglieri comunali Ersilia Lancia, Vito Colonna, Ferdinando Colantoni, Giancarlo Della Pelle, Leonardo Scimia e Tiziana Del Beato. «La reintegra nell’Asl non prevede salti di ruolo, tantomeno un aumento di stipendio», ribattono. «Liris è un dirigente medico specializzato in Igiene, epidemiologia e sanità pubblica ed è un dipendente dell'azienda perché vincitore di concorso. È possibile svolgere un doppio ruolo nelle pubbliche amministrazioni, come è successo spesso con esponenti ed ex esponenti Pd, quando non siano in conflitto, mentre non è possibile cumulare gli stipendi, ragione per cui un rientro in Asl avrebbe comportato una reintegra del 30% dello stipendio da medico di Liris e contestualmente la percezione del suo stipendio da assessore al 70%. La sospensione del provvedimento c’è stata non perché l’Asl l’ha ritenuto illegittimo, ma perché Liris ha dichiarato in una nota che non voleva vincolare le avvocature e il personale, tanto dell’azienda sanitaria quanto della Regione, a un confronto di cui non c’è bisogno perché devono dedicarsi ad altro in questo momento. Liris, infine, è stato uno degli assessori più presenti nell’ultimo mese e mezzo negli uffici di competenza, portando avanti le attività inerenti alle sue deleghe senza far mancare mai il minimo apporto alle esigenze ordinarie e straordinarie». «Attacchi Pd ridicoli e strumentali», ha detto il capogruppo Fdi alla Camera Francesco Lollobrigida.
ALTRE REAZIONI. Parla di «furbata» e «brutto esempio» la senatrice M5S Gabriella Di Girolamo. «Meloni non ha nulla da dire?». Il consigliere regionale Pietro Smargiassi (Commissione vigilanza) ha chiesto tutti gli atti.
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