Avezzano

Il professor Sansone: «Bollette, pacchi, cibi e bevande, ecco l’edicola che guarda avanti»

8 Febbraio 2026

La proposta del docente di Economia e gestione delle imprese all’università di Cassino: «Non solo giornali, ma anche altri servizi. Creare un presidio di prossimità»

L’AQUILA. Contro la crisi delle vendite di giornali e riviste, la soluzione c’è. Un nuovo “concept” di edicola, non più ancorata al vecchio modello, bensì con una proiezione futuristica. Che significa? Un hub dove, accanto alla tradizionale distribuzione cartacea di quotidiani e settimanali, offrire servizi di prossimità: pagamento on line di bollette e tasse universitarie, ritiro e consegna pacchi - tanto per citare un esempio - creare dispenser per cibi per cani e spazi per distributori automatici di bibite e snack. E andare anche oltre: prenotare taxi e guide turistiche, consultare mappe digitali della città, di hotel e ristoranti sul modello degli infopoint. Persino ospitare presentazioni di libri e piccoli eventi culturali. Un modello progettato da Marcello Sansone, originario di Avezzano, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, docente di marketing commerciale e territoriale all’università di Cassino e del Lazio Meridionale e docente alla Business School Luiss.

Professor Sansone, da dove è nata l’idea di una trasformazione radicale del concetto di edicola?

«Ho presentato le linee guida propedeutiche al Piano di marketing urbano del Comune di Avezzano. Tra i punti analizzati ho acceso i riflettori su un ripensamento dell’offerta di alcuni servizi alla luce della trasformazione delle abitudini dei consumatori e della rigidità dei vecchi piani urbani, che risultano obsoleti».

In pratica, che significa?

«Le edicole si inseriscono nel cambio di concept della funzione d’uso: nell’ambito di un piano di ripensamento urbano, anche da un punto di vista degli strumenti normativi, vanno ripensate l’ubicazione, l'estetica e la parte funzionale delle edicole come hub funzionali urbani».

Diverse da quelle che vediamo ora?

«Se le edicole pensassero di continuare a sopravvivere vendendo solo i quotidiani, sarebbero destinate alla chiusura, al fallimento».

Scendiamo nello specifico.

«Quello che manca alla Regione Abruzzo, tanto per parlare del nostro territorio, è pensare che un sostegno economico, una detassazione o un provvedimento normativo possano rilanciare le edicole».

Non è così?

«Assolutamente no. C’è bisogno di un cambio di passo che rappresenta, poi, il focus del pensiero di marketing. Le edicole dovrebbero essere gestite preferibilmente da giovani, come leva di trattenimento urbano, di restanza e di incentivo a fare impresa, come sta accadendo in tante altre città italiane».

Accennava al ripensamento del concetto di edicola.

«È essenziale. Da luogo che vende quotidiani e riviste ad un hub multifunzionale, un presidio di prossimità, relazione e socialità, ma anche di controllo».

Per hub cosa intende?

«Un contenitore multifunzionale che va dalla club house delle grandi città, dove lasciare le chiavi dei b&b, a centro di smistamento e ritiro pacchi. Ma l’aspetto più importante è considerarlo un punto di servizio integrato».

Ma richiede una trasformazione radicale.

«Deve proprio cambiare il concetto. Anche il nome edicola non ha più senso diversificando il portafoglio prodotti: le nuove edicole hanno le tasche delle dispense per acqua, succhi di frutta, snack. Consentono il pagamento dei bollettini, si possono fare biglietti de treni, degli autobus, per accedere a cinema e teatri».

Ci dia qualche numero sulla situazione delle edicole.

«Guardi, le dico subito. Secondo Milano Finanza il fatturato medio di un’edicola di circa 55mila euro con un agio del 23-24%, che equivale al margine lordo, porta al gestore dai 10 ai 13mila euro l’anno. Significa 3 euro lordi l’ora. Dopodiché è ovvio che edicole più grandi e con servizi integrati possono raggiungere fatturati anche di 100-150mila euro annui, con un margine medio del 35% ed un utile netto del 20%. L’evidenza del fatto che chi rinnova e amplia, fattura anche».

Il fattore economico spinge le chiusure?

«È il motivo principale che fa chiudere le edicole. È l’effetto della causa: un’edicola rimasta ancorata al vecchio concetto di vendita di quotidiani e riviste non regge. Sono strutture passive».

Come vedrebbe l’edicola oggi?

«Fortemente digitalizzata, in grado di dare informazioni utili agli utenti e ai turisti. Ormai tutti hanno dimestichezza con il telefonino. Ecco, trasformarla in una sorta di Infopoint».

Ma per far questo servono competenze, oltre che investimenti.

«La formazione dei giovani è essenziale per erogare servizi avanzati: prenotare taxi e guide turistiche: diventare un punto di informazione ampio che aumenta la fiducia nella relazioni commerciali. Magari si ridurranno ulteriormente le edicole, ma diventeranno più competitive e con una scala dimensionale di servizi a 360 gradi che può attrarre utenti e dare fiducia ai cittadini. Un attrattore di socialità urbana».

Parliamo di strutture di grandi dimensioni?

«A Perugia ce n’è una di 4 metri quadrati. Più che lo spazio serve una nuova funzione d’uso dell’edicola che deve cambiare dal punto di vista del concetto di base. Ci sono strutture modulari in legno, ecosostenibili, che si chiudono a ventaglio. Di giorno hai i dispenser con le riviste per i bambini, i cibi per i cani, il punto telematico dove effettuare pagamenti. Un presidio di prossimità che diventa, a tutti gli effetti, un’attività commerciale completa: in spazi micro rilanci il commercio di prossimità che sta scomparendo».

La Regione Abruzzo e i Comuni che ruolo possono avere?

«Possono prevedere incentivi per agevolare l'apertura di questi hub innovativi o la trasformazione delle edicole esistenti: licenza per spazi maggiori, autorizzazioni veloci per ampliamenti e trasformazione».

Il problema, quindi, non è solo che non si legge più?

«L’Italia è quasi fanalino di coda, in Europa, per la vendita di quotidiani, ma non perché non si leggono: sono cambiate le modalità e si vende meno. L’anziano va al bar, ordina il caffè e legge il giornale. Inoltre, state autorizzate forme alternative come i supermercati e le tabaccherie che vendono quotidiani. In Italia si acquistano meno che negli altri Paesi più evoluti, ma non si legge ancora».

Non il cartaceo, però.

«Guardi, con questa formula, si acquisteranno più quotidiani. La sensazione che dà, nella lettura, la pagina di un giornale non la dà lo schermo. Ma l’Abruzzo ha un difetto genetico e lo dico da abruzzese».

Non ci lasci in sospeso, quale?

«Sfrutta per un quinto le potenzialità che ha. Città storiche e piene di monumenti e arte, ma per lo più deserte, soprattutto nei centri storici dove mancano i servizi. Le edicole rientrano in questo meccanismo».

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