Il sistema economico abruzzese perde pezzi. In soli 9 mesi, da gennaio a settembre 2025, si calcolano 270 imprese in meno: sono 144.035 le aziende iscritte nei registri camerali, di cui 123.132 attive, che rappresentano rispettivamente il 2,5% e il 2,4% delle imprese italiane. La distribuzione provinciale continua a vedere in testa Chieti che, con 43.220 imprese di cui 37.889 attive, detiene il 30% e il 30,8% del totale regionale. Seguono Pescara (36.063 registrate e 30.289 attive, che corrispondono al 25% e al 24,6%), Teramo con 35.373 aziende registrate e 30.386 attive che rappresentano il 24,6% e il 24,7% e L’Aquila con 29.379 imprese di cui 24.559 attive, pari al 20,4% e al 19,9%. È quanto rileva il bollettino del Cresa, che analizza anche la distribuzione per settori di attività.
Le imprese agricole sono molto più consistenti della media nazionale (16,6% contro 11,6%); allineata, invece, la percentuale delle manifatturiere (8,6% contro 8,4%); lievemente inferiori le imprese del settore costruzioni (13,2% contro 13,8%) e del commercio (20,3% contro 21,4%). Elevata ma non superiore a quella italiana, l’incidenza percentuale delle imprese registrate che operano nel comparto dei servizi non commerciali (34% contro 38%).
Scendendo nei dettagli per provincia, spiccano il terziario a Pescara (61,7%), l’agricoltura a Chieti (25,5%), il manifatturiero a Teramo (11,2%) e l’edile all’Aquila (16,9%).
Il saldo negativo delle 270 imprese perse nei primi nove mesi dello scorso anno deriva, principalmente, dai valori negativi di Pescara e Chieti (-333 e -39 aziende), solo in parte compensati da quelli positivi di Teramo e L’Aquila (+89 e +13). Il tasso di crescita ovvero il rapporto percentuale tra il saldo di iscrizioni e cessazioni e lo stock di imprese di inizio periodo, nel periodo gennaio-settembre 2025, è in Abruzzo del -0,19%, con L’Aquila allo 0,0%, Pescara che riporta un -0,9%, Chieti un -0,1% e Teramo un +0,3%. In particolare, l’agricoltura perde 436 imprese, il manifatturiero 116, l’edilizia 133, il commercio 2.713 con una flessione dell’8,5%, numeri solo in parte compensati dalle nuove iscrizioni.
L’andamento provinciale dei diversi settori rispecchia la tendenza regionale con flessioni più incisive dell’agricoltura a Chieti (-2,2%), del manifatturiero e delle costruzioni a Pescara (-2,0% e -1,3%) e del commercio all’Aquila (-9,7%). Di contro, proprio la provincia dell’Aquila mette a segno il maggior aumento di società di servizi non commerciali (+25,1%). Ma ci sono anche settori in crescita come alloggio e ristorazione con il 24% del totale dei servizi, superiore al 20,6% medio nazionale, seguito dalle attività professionali, scientifiche e tecniche e dalle attività amministrative e di servizi di supporto, con un peso in Abruzzo intorno all’11%. Le attività immobiliari assorbono una quota del 9,5% del totale delle imprese, inferiore al 14,7% nazionale. Di rilievo, con percentuali tra il 5 e il 6%, analoghi a quelli del resto del Paese, anche i servizi di informazione e comunicazione, le attività finanziarie e assicurative e quelle artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento.
Più alta che nel resto del Paese risulta, invece, l’incidenza delle altre attività di servizi (18,7% contro 15,5%). La distribuzione provinciale delle imprese del terziario non commerciale rispecchia la situazione regionale con incidenze sensibilmente superiori dei soli servizi di alloggio e ristorazione all’Aquila (28,3%) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche a Pescara (12,9%).
Rispetto alle variazioni medie nazionali la regione mostra andamenti migliori delle attività immobiliari (+11,3% contro +7,1% della media nazionale) e di quelle professionali, scientifiche e tecniche (-1,2% e +0,8%). Meno positivi i trend dei servizi di informazione e comunicazione (0,2% e 1,1%), delle attività finanziarie (2,3% e 3,9%), di quelle amministrative e di supporto (1,3% e 5,5%).
«La flessione delle imprese che operano nei servizi di trasporto e magazzinaggi ha interessato tutto il territorio regionale ad eccezione della provincia dell’Aquila», spiega il Cresa, «ed è stata particolarmente pesante a Pescara, l'unica provincia che riporta anche contrazioni dei servizi di alloggio e ristorazione, di informazione e comunicazione e delle attività professionali, scientifiche e tecniche. Il sistema regionale delle imprese, così come quello nazionale, conferma di attraversare una fase di crisi strutturale solo in parte addebitabile al rincaro delle materie prime, in particolare dei prodotti energetici, e all’inflazione».
Secondo l’analisi del Centro studi economico-sociali «emerge con sempre maggiore evidenza e urgenza la necessità di progettare politiche che, tenendo conto delle specificità dei territori, individuino obiettivi prioritari, disegnino direttrici di sviluppo e assegnino le risorse con lo scopo di rivitalizzare il tessuto economico dando nuovo slancio all’iniziativa imprenditoriale e sostenendo il sistema delle imprese esistenti».