Imputati introvabili, prescrizione e rinvii Così crollano le inchieste

6 Aprile 2018

L’impegno degli investigatori non è mancato su più fronti I pochi condannati evitano il carcere, uno è stato graziato

L’AQUILA. Il terremoto del 6 aprile 2009 scatenò un vento giustizialista che sembrava dover portare a una raffica di condanne a carico dei responsabili dei crolli e, poi, delle mega-truffe ipotizzate sulle erogazioni per la ricostruzione. L’impegno degli investigatori non è mancato, ma i risultati sono stati di segno diverso anche per via di responsabilità difficili da attribuire soprattutto per quanto riguarda i crolli: ciò a fronte di perizie contrastanti e di tecnici che negli scorsi decenni realizzarono (male) i palazzi implosi, i quali sono scomparsi ancor prima del sisma. Ma non va dimenticato che molte case erano state edificate, in epoche lontane, con tecniche superate. Questo ha dato il via a una serie di assoluzioni con formula piena anche se talvolta solo in Cassazione, come per i crolli in via Generale Rossi (19 vittime) o il crollo in via D’Annunzio, dove sono morte 13 persone. Qui c’è un giallo: uno degli imputati, ora ultraottantenne, non è stato processato in appello perché non si trova più: è in Venezuela da decenni ed è impossibile notificargli gli atti.
Ecco che a fronte di quasi duecento indagini aperte solo poche volte si è arrivati a una manciata di condanne per le tragedie e i responsabili se la sono cavata con pene contenute (fino a quattro anni) e nessuno, al momento, è più in carcere. Per il crollo della Casa dello studente, dove morirono otto giovani, ci sono state quattro condanne definitive per omicidio colposo plurimo e disastro colposo mentre per la tragedia del Convitto nazionale, con le stesse accuse, le condanne sono state due. Quella più grave (4 anni) aveva portato in carcere l’ex preside Livio Bearzi, ma è stato graziato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nonostante la parte civile non fosse molto d’accordo. Bearzi, che era rimasto nella struttura al momento del crollo, invocò invano di essere stato condizionato da quanto promanò dalla riunione della Commissione Grandi Rischi che lo indusse a restare nel vecchio palazzo ottocentesco che implose, con due vittime.
Anche l’unico condannato per il “mancato allarme” da parte della vecchia commissione Grandi Rischi è rimasto indenne: a Bernardo De Bernardinis sono stati inflitti due anni di reclusione per omicidio colposo plurimo con i doppi benefìci di legge.
Ci sono decine di indagini per truffa sulle quali il colpo di spugna della prescrizione, perlopiù di sette anni e mezzo, è stato già dato: si possono ricordare il processo per frode sugli isolatori sismici al Progetto Case dove la sola perizia, fatta negli Usa, è costata almeno mezzo milione di euro. Oppure la presunta truffa milionaria sulla gestione dei bagni chimici posizionati in città dopo il sisma nelle aree di accoglienza.
Quasi tutti i processi per truffa, che hanno coinvolto anche amministratori pubblici, ancora non si sono conclusi con la sentenza di primo grado. Questo anche grazie a un incredibile numero di rinvii delle udienze per le mancate notifiche. Nessuno di questi processi si concluderà prima del terzo grado: saranno tutti prescritti a meno di improbabili rinunce.
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