Imu sugli impianti da sci? Posti di lavoro a rischio

26 Marzo 2015

Roccaraso, allarme del sindaco Di Donato dopo la sentenza della Cassazione: «Intervenga D’Alfonso, subito un’azione legislativa del parlamento»

ROCCARASO. L’allarme arriva dal sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato, che giudica una follia la recente decisione di far pagare l’Imposta municipale unica (Imu) ai gestori degli impianti di risalita.

La notizia ha già messo in subbuglio da qualche giorno l’Anef – l’associazione di categoria – ma il primo cittadino della principale località turistica invernale del Centro Italia lancia un appello ai parlamentari abruzzesi affinché si facciano subito promotori di una proposta che modifichi l’ultima novità del Fisco, quella di far pagare l’Imu anche sulle funivie.

«È necessario un intervento legislativo immediato da parte del parlamento a favore di tutti gli operatori economici che operano nel settore neve» commenta il sindaco Di Donato «perché con questa sentenza rischiamo di mettere in ginocchio le imprese del turismo montano abruzzese, cancellando migliaia di posti di lavoro».

Una sentenza della Corte suprema di cassazione – la numero 4541 del 21 gennaio 2015 che riguarda il ricorso dell’Agenzia delle entrate contro la società veneta Funivia Arabba Marmolada-Sofma spa – ha equiparato gli impianti di risalita al pari delle altre attività commerciali, bocciandone la classificazione di trasporto pubblico che fino a pochi giorni fa garantiva l’esenzione dal tributo.

Il collegio dei giudici, gettando nel panico le società degli impianti di risalita di tutta Italia, ha infatti stabilito che anche le funivie, le telecabine e le seggiovie devono pagare l’Imu. Le cifre variano dai 25mila euro all’anno per una seggiovia a sei posti ai 50 mila per una telecabina. La sentenza specifica che nel caso di un impianto di risalita «funzionale alle piste sciistiche» non sussiste il presupposto del declassamento catastale come mezzo pubblico di trasporto. In tal caso, secondo la Corte suprema, l’impianto svolge una funzione esclusivamente commerciale di ausilio e integrazione delle pista da sci e non è ipotizzabile, nemmeno parzialmente, un suo utilizzo come mezzo di trasporto pubblico.

Ma per il sindaco di Roccaraso gli impiantisti verrebbero letteralmente messi in ginocchio. «Il nostro è il bacino sciistico più grande e importante dell’Italia centromeridionale» aggiunge Di Donato «ed è quello che verrà maggiormente penalizzato da questa decisione. Paradossalmente, invece di agevolare chi decide di fare impresa nelle aree interne e montane, riducendo il carico fiscale e praticando una politica di incentivi per gli investimenti, con questa decisione ancora una volta si va nella direzione completamente opposta». Il primo cittadino di Roccaraso è seriamente preoccupato dalla prospettiva che questa decisione possa portare alla chiusura degli impianti di sci per l'insostenibilità del carico fiscale e, cosa ancor più grave, alla chiusura di tutte le attività collegate al settore turistico impianti come alberghi, attività commerciali e scuole di sci non solo nel territorio dell’Alto Sangro ma dell’intero Abruzzo. «Invito il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso» conclude Di Donato «a sollecitare il governo, affrontando il tema insieme agli altri governatori e trovando una posizione comune».

Massimiliano Lavillotti

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