In rivolta suore e maestre del Sacro Cuore
Flash mob contro il governo: «Solo briciole alle scuole paritarie nelle bozze del decreto rilancio»
AVEZZANO. Insegnanti, mamme e alunni in protesta a sostegno delle scuole cattoliche dimenticate dal governo. Un flash mob in piena regola ha animato la mattinata nel cortile antistante all’Istituto paritario Sacro Cuore di Avezzano. Le suore, le maestre, i genitori e i bambini, rispettando le distanze di sicurezza, hanno incrociate le braccia e bloccato l'attività didattica in vista della votazione in parlamento degli emendamenti del decreto rilancio. «E’ insopportabile l’atteggiamento di indifferenza del governo per questo comparto della vita del nostro Stato che aiuta a crescere quasi 900 mila studenti», hanno precisato dall'Istituto religioso, «i provvedimenti, anche nell’ultima bozza del decreto rilancio, sono pari a zero. E’ in gioco un valore civico importante, la libertà di scelta educativa». Le suore, le insegnati e le mamme armate di cartelli hanno manifestato il disagio e le difficoltà delle tante scuole paritarie cattoliche e spesso gli istituti sono costretti a indebitarsi perché non ce la fanno a pagare gli stipendi dei docenti e del personale amministrativo. La scuole cattoliche di tutta Italia, in questi giorni, hanno interrotto le lezioni sia ieri e sia oggi pubblicando sui social foto e video con l'hashtag #Noisiamoinvisibiliperquestogoverno. In questo periodo di pandemia anche l’Istituto Sacro Cuore di Avezzano ha deciso di mobilitarsi con lezioni, video, dirette Facebook per diffondere i temi della libertà di scelta educativa, il diritto di apprendere senza discriminazione, la parità scolastica tra pubblica statale e pubblica paritaria, la libera scuola in libero Stato, appelli alla classe politica perché non condanni all’eutanasia il pluralismo culturale del nostro Paese. "Un “rumore costruttivo”, che obblighi i parlamentari, che saranno impegnati nella discussione degli emendamenti nell’aula parlamentare», hanno concluso dal Sacro Cuore, «a non lasciare indietro nessuno perché o l’Italia riparte dalla scuola, da questo grembo dove si entra bambini e si esce cittadini di uno Stato democratico, o non ripartirà. La scuola deve tornare a far rumore, perché è l’impresa più grande di un Paese democratico, l’investimento migliore sul futuro, la grammatica più efficace di ogni integrazione culturale».
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