Inchiesta puntellamenti, legali all’attacco

22 Ottobre 2017

Dionisio e Lettieri: il proscioglimento dei Polisini è una clamorosa battuta d’arresto delle tesi del pm

L’AQUILA. Controffensiva degli avvocati difensori, sia di indagati prosciolti sia di imputati, dell’inchiesta “Redde rationem” sugli appalti del post-terremoto che, nel 2015, sconvolse il Comune dell’Aquila. Interventi duri che cadono dopo il proscioglimento in udienza preliminare degli imprenditori teramani Maurizio e Andrea Polisini dalle accuse di abuso d’ufficio e corruzione nell’ambito di un’indagine culminata con 5 arresti ai domiciliari e 20 indagati iniziali con ipotesi di reato, a vario titolo, di mazzette per affidare direttamente appalti di puntellamento di edifici danneggiati nel sisma del 2009, un affare da complessivi 500 milioni di euro. A contestare il castello accusatorio dopo il verdetto di mercoledì scorso del gup Adolfo Di Zenzo, sono sia il legale dei due Polisini, Gennaro Lettieri, del Foro teramano, sia l’avvocato aquilano Maurizio Dionisio, che assiste Pierluigi Tancredi, ex assessore e consigliere comunale, imputato che a gennaio 2018 sarà alla sbarra, rinviato a giudizio assieme ad altre 8 persone. Lettieri fa notare che «sono state approvate due eccezioni che stigmatizzavano in maniera inesorabile la conduzione delle indagini preliminari, nelle quali il pubblico ministero non aveva rispettato né i termini per le indagini stesse né il doveroso deposito di atti dovuto agli indagati». E alla luce del proscioglimento dei due teramani, Dionisio rileva come «la pronuncia del giudice Di Zenzo rappresenti una battuta d’arresto clamorosa rispetto al teorema accusatorio».
Secondo il legale di Tancredi, «sono state arrestate delle persone, salvo poi, le medesime, essere ritenute totalmente estranee agli addebiti mossi. Tutto ciò impone delle considerazioni doverose, anche in ordine alla responsabilità professionale dei giudici», conclude, «come molti italiani hanno già democraticamente votato, attraverso un referendum parzialmente inattuato». Quanto a Lettieri, «accogliendo le nostre eccezioni preliminari, il giudice ha dichiarato l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche eseguite successivamente alla scadenza dei termini delle indagini preliminari, nonché l’inutilizzabilità dei supporti magnetici e delle bobine adoperati».
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