“Infedeli” in chiesa, giallo sul furto Il caso che scuote Castel di Sangro

28 Ottobre 2026

Il sacerdote ha denunciato una famiglia del posto, l’ammanco ammonterebbe a circa 50mila euro.

I parrocchiani indagati: «Non è quella la cifra». E nasce uno scambio di accuse con don Domenico

CASTEL DI SANGRO

«Veniva sempre a messa, era uno di noi». È la frase che, da giorni, si ripete tra i fedeli della parrocchia di San Giovanni Battista di Castel di Sangro. Nella cittadina abruzzese, la scomparsa di circa 50mila euro dalle offerte raccolte in chiesa, ha lasciato incredulità, amarezza e molti interrogativi. Tanto che la vicenda ha varcato i confini regionali.

L’INCHIESTA SI ALLARGA

Sulla vicenda indaga la Procura di Sulmona. L’inchiesta, avviata dopo la denuncia presentata dal parroco don Domenico Franceschelli, potrebbe però allargarsi ulteriormente. Uno degli indagati, infatti, avrebbe riferito di una presunta richiesta di denaro avanzata dopo la scoperta del furto, introducendo così anche l’ipotesi di un possibile tentativo di estorsione. Al centro della vicenda ci sarebbe Matteo, giovane cresciuto nella comunità parrocchiale. Secondo quanto avrebbe ammesso, per un certo periodo si sarebbe recato in un bar dove cambiava le monete raccolte con banconote.

«Con quei soldi ho aiutato mia madre e la mia famiglia a pagare le bollette», avrebbe spiegato agli investigatori. Il denaro, stando alle prime ricostruzioni, sarebbe stato sottratto nell’arco di circa tre mesi. A maggio don Domenico si sarebbe accorto che gli incassi non corrispondevano alle attese e avrebbe deciso di affrontare la situazione.

Il parroco avrebbe quindi contattato il padre del ragazzo, Fiorenzo, chiedendogli chiarimenti. «Sono andato a parlarci. Gli ho detto chiaramente la cifra che avevamo preso e che ero disposto a riconsegnarla», ha raccontato l’uomo, riferendosi al confronto avuto con il sacerdote. Secondo la sua versione, in quella circostanza gli sarebbe stato chiesto di effettuare un bonifico. «Prima si parlava di ventimila euro, poi la cifra è diventata trenta e infine cinquanta», ha dichiarato Fiorenzo. Il padre ha spiegato di aver rimproverato duramente il figlio, arrivando anche ad allontanarlo da casa per un periodo. «Ma non lo posso fucilare. Noi siamo persone umili», ha aggiunto, prendendo le distanze dal comportamento del ragazzo, ma sottolineando al tempo stesso la difficile situazione familiare.

DON DOMENICO VA AVANTI

Il parroco, tuttavia, respinge l’idea di aver avanzato richieste di denaro. «Lasciamo fare alla giustizia», ha dichiarato don Domenico. «Non ho chiesto bonifici. Ho soltanto parlato con queste persone, che erano state riprese dalle telecamere di videosorveglianza». Il sacerdote ha inoltre negato le voci circolate in paese secondo cui le immagini sarebbero state alterate o manipolate. «Qualcuno dice che ho fatto dei fotomontaggi, ma non è così», ha precisato. Un altro elemento che potrebbe rivelarsi decisivo riguarda il luogo in cui erano custodite le offerte. Il denaro sarebbe stato conservato all’interno di una cassaforte blindata. Gli autori del furto, però, non si sarebbero accorti della presenza di un dispositivo di registrazione interno, che avrebbe documentato alcune fasi dell’accesso al denaro. Se confermata, questa circostanza aggraverebbe la posizione degli indagati e fornirebbe agli inquirenti materiale utile per ricostruire con precisione quanto accaduto. Per il momento, le prime indagini hanno portato alla denuncia di due cognati, accusati di furto aggravato e continuato, con l’ulteriore aggravante del rapporto di fiducia con il parroco. Gli accertamenti dovranno chiarire non soltanto chi abbia materialmente sottratto le offerte, ma anche la destinazione dei soldi e l’eventuale esistenza di pressioni o richieste indebite successive alla scoperta del furto. «Rimane il dolore per ciò che è accaduto», ha ripetuto don Domenico. Non si tratta soltanto di una somma ingente, ma di denaro affidato alla parrocchia dai fedeli, spesso attraverso piccoli contributi raccolti durante le celebrazioni.