Influenza K, il virologo Grimaldi: «Forma molto aggressiva, attenti ad anziani e fragili»

Parla il primario di Malattie infettive al San Salvatore: «Affidarsi alla rete dei medici di famiglia è importante. Non intervenire immediatamente con gli antibiotici»
L’AQUILA. Troppi contagi, troppi ricoveri. Come accaduto lo scorso anno, l’influenza stagionale si sta propagando velocemente, complici le feste natalizie che hanno dato un’accelerata ai contagi. «Un copione già visto» per Alessandro Grimaldi, presidente dell’Ordine dei medici della provincia dell’Aquila, primario di Malattie infettive all’ospedale San Salvatore, docente universitario e capo dipartimento di Medicina della Asl 1.
Professore, facciamo il punto: come sta messo l’Abruzzo?
«Purtroppo siamo di fronte a uno scenario che si ripete. Uguale alla passata stagione invernale con l’andamento dell’influenza che risulta piuttosto aggressivo. Eppure nell’emisfero Nord abbiamo la possibilità di attrezzarci bene».
Scusi, in che senso?
«Questo tipo di virus parte dall’emisfero Sud e l’inverno scorso, quando da noi era estate, aveva colpito duramente l’Australia. Già in autunno sapevamo che c’erano dei ceppi pericolosi – come la varante K – che si è rilevata piuttosto aggressiva e, in alcuni casi, in grado di evadere alla risposta del vaccino».
Addirittura...
«Già lo scorso anno avevamo rilevato infezioni e complicazioni delle vie aeree inferiori con polmoniti e ricoveri. Per questo abbiamo raccomandato di vaccinarsi alla popolazione, in modo particolare ai pazienti fragili, agli anziani, con malattie croniche».
Ma il bilancio è pesante. Perché?
«Una parte della popolazione non si è vaccinata, in più i virus influenzali si sono rilevati aggressivi e in parte sfuggono alla risposta del vaccino. Si ammala anche chi si è vaccinato, seppure con una percentuale molto bassa».
La variante K è responsabile di tutto questo?
«Esattamente. La vaccinazione è efficace quando è preventiva. Va fatta a ottobre-novembre, in autunno. Adesso siamo nel pieno del picco: prima che un vaccino faccia effetto passano almeno 15 giorni. Somministrandolo adesso si rischia di vederne gli effetti solo a febbraio, anche se è sempre meglio farlo».
Intanto gli ospedali e i pronto soccorso sono pieni.
«Sono sotto pressione. Arrivano tanti malati, anziani o bambini, che sono le categorie più colpite, i fragili. L’Abruzzo, ma il resto d’Italia non fa eccezione, è un territorio con un’età media avanzata. E, come ai tempi del Covid, l’età avanzata può essere già di per sè un fattore di rischio».
Quando si arriva in pronto soccorso?
«Per problemi respiratori, soprattutto. I malati si spaventano, di più se hanno altre malattie associate. L’influenza può provocare polmoniti e insufficienza respiratoria come complicanze dirette, ma ci sono anche complicanze indirette a carico di altri organi – cuore e reni per esempio – per chi è già affetto da malattie importanti».
Come comportarsi se si contrae l’influenza?
«Bisogna cercare di gestirla consultando solo persone esperte e affidandosi ai medici di base. È bene non intervenire immediatamente con gli antibiotici, ma se, dopo 5- 6 giorni, persiste la febbre elevata associata a sintomi importanti, come la tosse produttiva, bisogna consultare il medico che può gestire tanti casi. Solo per quelli più gravi si ricorre all’ospedalizzazione».
Un appello a non precipitarsi in ospedale?
«Affidarsi alla rete di medici di famiglia è importante. Se non è necessario non bisogna intasare i pronto soccorso. La percezione di un aumento dei casi è in parte scontata e fisiologica in questo periodo dell’anno. Siamo ancora in una fase in cui va valutata attentamente l’evoluzione dell’influenza, che si presenta complessa soprattutto per le complicanze polmonari. Ma non tutti i contagiati finiscono in ospedale!».
In provincia dell’Aquila si registra un picco del 20% di accessi in ospedale. Motivo?
«Per gravi affezioni respiratorie e polmoniti, che richiedono l’ospedalizzazione. Una crescita legata, in larga parte, a infezioni polmonari probabilmente correlate all’influenza stagionale».
Fin qui la situazione influenza. E i casi di Covid?
«Rispetto ai mesi di novembre e dicembre, nei primi giorni dell’anno abbiamo avuto meno ricoveri per complicanze da Covid che, evidentemente, ha subìto una flessione nella curva dei contagi. Ma, come dicevo, resta alta l’attenzione sulle forme influenzali che colpiscono soprattutto anziani e pazienti con patologie pregresse. Va prestata attenzione anche ai bambini e ai pazienti ritenuti fragili, più soggetti a complicanze».
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