Insulti agli alunni, va a processo una maestra di scuola elementare

I fatti risalgono al 2020: secondo l’accusa, la donna avrebbe rivolto frasi offensive a 6 bimbi. Il gup respinge la richiesta di rito abbreviato. L’avvocato D’Amore: «Vittimizzazione secondaria»
L’AQUILA. Un bimbo che gioca in cortile e, correndo, urta una compagna di classe facendola cadere a terra, senza conseguenze. Poi, invece di stare seduto composto, si agita e sbatte un dito contro il banco. Niente di speciale rispetto a quanto capita ogni giorno in qualsiasi scuola elementare che si rispetti. Quello che è successo invece a sei alunni della terza di una scuola dell’Aquila, a quanto pare, esula però dall’ordinario. E non tanto per la particolare vivacità dei bambini, quanto piuttosto per la reazione dell’insegnante.
«Rincoglionito» e «deficiente», è stato infatti il commento di quest’ultima dopo aver visto l’alunna cadere a terra. «Soffri in silenzio, stupido», si è sentito dire il bambino nel secondo caso, mentre si teneva il dito per il dolore. Sentendosi dare pure del «rincoglionito». Poi la foto di un bambino con qualche chiletto di troppo, esibita all’indirizzo di un altro compagno di classe: «Se non la smetti di mangiare diventi come lui».
Quindi la sequela di epiteti, rivolti anche ad altri: «Scemi, siete della capre perché non fate niente, siete sempre lenti, rimbambiti, non capite un c...». Appellativi, quelli che sarebbero stati utilizzati tra il 25 novembre e il 18 dicembre 2020, poi confluiti nell’impianto accusatorio con cui il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di una 61enne di Trasacco, F.A.C., all’epoca dei fatti in servizio in quell’istituto scolastico. Una richiesta ieri accolta dal gup Giulia Colangeli, che ha contestualmente rigettato la richiesta di rito abbreviato avanzata dal difensore della 61enne, l’avvocato Pier Luigi D’Amore del Foro di Avezzano. Il processo comincerà a ottobre. «La richiesta di rito abbreviato da me avanzata poggiava su una duplice motivazione», commenta il difensore dell’imputata.
«Da una parte c’è la necessità di evitare la cosiddetta vittimizzazione secondaria dei bambini, che con il rito ordinario dovranno essere risentiti e costretti a ripercorrere ancora una volta l’accaduto. Dall’altra la volontà di addivenire il prima possibile alla conclusione di questa vicenda, anche per il bene della mia assistita». L’avvocato ha inoltre espresso la propria perplessità rispetto alle modalità di escussione dei bambini, oltre che sulle indagini portate avanti dalla Procura, a suo dire «lacunose». I genitori dei bambini, che si sono costituiti parti civili, sono rappresentati dall’avvocato Simona Mariani del Foro dell’Aquila.
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