Interi quartieri bloccati tra burocrazia e inerzia

In via Fontesecco, via Sallustio, San Pietro edifici fermi alla notte del 6 Aprile
L’AQUILA. Palazzi bloccati per lentezza burocratica, interi aggregati in pieno centro storico che non hanno subìto mutazioni dal quel tragico 6 Aprile 2009. Anzi, le situazioni sono peggiorate. Fabbricati, sempre nel centro storico, che devono essere abbattuti e ricostruiti, ma non c’è l’ombra di apertura di un cantiere, anche con progetti approvati.
Una situazione di stallo che è sotto gli occhi di tutti e che fa da contraltare alle zone maggiormente in vista della città. Ma se in un quartiere – tranne Santa Maria di Farfa e gran parte della Villa Comunale – ci sono fabbricati ricostruiti o ristrutturati, ce ne sono altri che non sono stati neppure cantierizzati.
FONTESECCO-VIA ALLUSTIO. È il caso di via Fontesecco-via Sallustio.
Ma andiamo per ordine.
In via Fontesecco c’è Casa Antonelli, un fabbricato del ’500, che in stato di totale abbandono, nonostante intorno alla piazza è quasi tutti completato. C’è anche il “palazzaccio” (perché è enorme), che riprende le linee architettoniche di quello degli anni Trenta sotto il ponte di Belvedere – quello autentico e al quale il terremoto del 2009 e poi quelli del 2016 e 2017 non hanno scalfito neppure gli intonaci – è praticamente finito ed è tornato al suo originario splendore. Anzi, meglio.
In piazza Fontesecco ce n’é uno gemello in via di ultimazione, mentre nell’omonima piazza (lasciata in totale abbandono, compresa l’antica e storica fontana – c’è Palazzo Antonelli terminato da tempo e già riabitato. Ma salendo verso via Sallustio cominciano i guai.
TUTTO DA DEMOLIRE. Sul lato destro, a partire dalla Beata Antonia e dove c’era il negozio Habitat di Giampiero Ricci, fino al palazzo delle suore Ferrari, è tutto da demolire. ma non si muove nulla. Anzi. Si è creata anche una situazione di pericolo, perché una volta il tratto di marciapiede che va dall’incrocio con via Buccio di Ranallo (via Sassa) a via Sallustio era transennato, perché da quegli edifici cadono spesso pezzi di intonaco e di cemento. Con il tempo le transenne sono state a poco a poco divelte e poi piegate e tolte del tutto, così ora è diventato il parcheggio per auto e per mezzi degli operai e dei tecnici dei cantieri che stanno lavorando nella zona. Oltre al fatto che è stato piegato il cartello stradale con il divieto di transito per chi non è autorizzato (il permesso per la cosiddetta “Zona verde”).
IL CIVICO 81. Proseguendo su via Sallustio, sul lato sinistro, tutto fermo per quanto riguarda l’ex edificio delle Poste. Più su, dove c’era il civico 81, il palazzo è stato demolito, ma i lavori sono fermi da quasi dieci mesi perché il Consorzio Burri-Gatti, che confina con il complesso dei Gesuiti, deve mettere in sicurezza un muro.
«DIECI MESI FERMI». «È una cosa assurda», sostengono alcuni dei proprietari degli appartamenti del civico 81, «perché prima i lavori di demolizioni sono stati eseguiti in condizioni di estremo disagio, perché il Comune ci impediva di chiudere la strada (via Sallustio), e una volta demolito il fabbricato, si è scoperto l’intoppo del muro antico che è pericolante e deve essere messo in sicurezza dal Consorzio Burri-Gatti, al quale appartiene».
«Hanno detto che per settembre inizieranno i lavori di messa in sicurezza del muro», concludono i proprietari del civico 81, «ma è solo una speranza. Inoltre, passerà del tempo prima che si facciano i lavori e questo vuol dire che per cominciare a fare lo scavo per gettare le fondamenta alla ricostruzione del nostro edificio, passeranno ancora molti mesi. Significa che potremmo restare fermi per almeno un altro anno. Per non parlare del fabbricato che ospitava l’Upim prima del sisma e che appartiene ai Gesuiti, ma di cui non si ha notizia su cosa e quando verrà fatto. E questo accade tutto in pieno centro storico».
FORESTE. Altri problemi di immobilismo della ricostruzione in via San Pietro, via Coppito e via Pretatti, nel quarto di San Pietro, altra zona storica della città, dove nei vicoli oltre alle macerie è nata una vegetazione pari a “boschi urbani”.
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