Kenia, il cane che scova bocconi killer e proiettili

L’intervista al conduttore Corsi: «Così salviamo orsi e altri animali selvatici. Facciamo sia controlli preventivi che interventi d’urgenza: 100 in dodici mesi»
L’AQUILA. Per dieci anni ha annusato sentieri, carcasse, pezzi di carne impregnati di sostanze tossiche nascosti tra i boschi dell’Appennino. Negli ultimi mesi, al lavoro nei comuni di Pescasseroli e Alfedena, ha contribuito al ritrovamento di bocconi avvelenati e carcasse di lupi in un’indagine delicatissima che ha riportato l’attenzione sul fenomeno dei veleni contro la fauna selvatica. Si chiama Kenia ed è uno dei cani antiveleno dei carabinieri forestali. Ha dieci anni, vive con la famiglia del suo conduttore all’Aquila, l’appuntato scelto Andrea Corsi, e continua a lavorare nonostante l’età. «È una vecchietta, ma è ancora in perfetta forma», racconta il militare.
Corsi, da quanto tempo Kenia lavora come cane antiveleno?
«Ha iniziato prestissimo. Non aveva nemmeno un anno quando ha fatto la sua prima ispezione operativa. Aveva circa dieci mesi e oggi ne fa cento l’anno. Praticamente ha passato tutta la vita al lavoro».
Quando andrà in pensione?
«Per adesso no. Vive con me, fa parte della famiglia. A breve dovrei prendere un cucciolo, però sto temporeggiando un po’. Inserire subito un altro cane in casa diventerebbe complicato».
Quindi Kenia vive con voi anche fuori dal servizio?
«Sì, vive con me e con la mia famiglia, ci sono anche bambini piccoli. Siamo insieme nella vita e nel lavoro».
Come funziona quando c’è un sospetto avvelenamento?
«Facciamo sia controlli preventivi sia interventi d’urgenza. Le ispezioni preventive si concentrano nelle aree più sensibili o dove in passato si sono verificati casi di avvelenamento. Poi ci sono gli allertamenti: magari un escursionista trova un animale morto e allora veniamo chiamati».
Ed è quello che è successo anche negli ultimi episodi nel Parco d’Abruzzo?
«Sì. Kenia ha lavorato anche su quell’avvelenamento fino a pochi giorni fa».
È stato il cane a ritrovare i bocconi avvelenati?
«Sì».
Quanti ne avete individuati?
«I numeri precisi non posso darli perché ci sono indagini in corso. Posso dire che quello che è già emerso pubblicamente fa capire bene l’entità del problema».
Come si svolge concretamente una ricerca?
«Di solito si parte dal punto in cui è stata trovata una carcassa. Da lì ci muoviamo sulla base dell’esperienza e dell’intuito. Cerchiamo di capire i percorsi degli animali, le aree che frequentano. Allo scopo di salvare le specie, come orsi e lupi».
In questo vi aiuta anche la conoscenza del territorio?
«Moltissimo. Frequento molto quelle zone, soprattutto l’area di Pescasseroli, anche per la mia passione per la fotografia naturalistica. Conosco i passaggi abituali dei lupi e degli altri animali selvatici. Quindi ci orientiamo verso quelle aree e spesso troviamo altri elementi utili».
Kenia lavora solo sui veleni?
«No. Viene impiegata anche nelle operazioni antibracconaggio. Riesce a trovare armi e cartucce da caccia grazie all’odore della polvere da sparo».
Ci sono missioni che ricorda più di altre?
«I casi sono stati tantissimi. Negli anni ci sono stati diversi grossi avvelenamenti nelle aree protette. Un paio di mesi fa siamo stati impiegati anche in Sicilia: pure lì abbiamo trovato numerose carcasse e bocconi avvelenati».
Siete all’Aquila per una dimostrazione pubblica, che cosa fate vedere?
«Mostriamo innanzitutto il rapporto tra cane e conduttore. Facciamo esercizi di obbedienza e controllo per spiegare quanto sia importante la fiducia reciproca».
Simulate una ricerca di veleni o polvere da sparo?
«Esatto. Nascondiamo piccoli pezzi di carne che contengono l’odore della sostanza da individuare, oppure cartucce da caccia. A quel punto Kenia lavora libera, senza guinzaglio e senza museruola».
Anche in mezzo alla gente?
«Sì, ed è questo l’aspetto interessante. Ci sono altri cani, bambini, distrazioni continue, ma lei resta concentrata solo sul lavoro».
Nel reparto di Assergi lavorano altre unità cinofile?
«Noi abbiamo soltanto il nucleo antiveleno. In altri reparti ci sono cani antidroga o antiesplosivo, ma il nostro è specializzato su questo tipo di attività».
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