L'Aquila, con la moto contro un’auto: muore operaio di 45 anni

Massimo Di Fabio avrebbe dovuto festeggiare la Prima comunione del figlio di 7 anni insieme alla moglie Simona

L’AQUILA. Una mattina tranquilla, come tante altre. Un sabato tranquillo, uno dei tanti, quando prendeva la sua moto e andava a fare un giro dopo una settimana di lavoro. Questo sabato, però, aveva un sapore diverso, perché la moglie stava facendo i preparativi per la festa di oggi: il loro bimbo di sette anni avrebbe preso il secondo importante sacramento per un cattolico, la Prima comunione.
Quel giorno, con suo figlio vestito di bianco, che riceve per la prima volta Gesù nell’Eucarestia, Massimo Di Fabio, 45 anni, aquilano, non lo potrà mai ricordare. Ieri mattina, verso le 11, uno schianto con la sua moto contro un’auto e tutto è finito. Un volo di cinque metri e il suo corpo è piombato sull’asfalto. È rimasto lì, supino, con il volto insanguinato, per almeno cinque minuti, prima che qualcuno potesse soccorrerlo.

Massimo Di Fabio, la vittima

L’incidente si è verificato lungo via Aldo Moro, davanti all’ingresso superiore dell’Istituto alberghiero Ipsiasar, a poche centinaia di metri da casa sua, a Colle Pretara, di fronte all’ufficio postale. Erano da poco passate le 11, quando si è sentito lo schianto: R.S., di 75 anni, aquilano, era alla guida della sua Ford Fiesta, direzione L’Aquila Est, e stava svoltando a sinistra per entrare al civico numero 11, dove abita. Di Fabio procedeva in sella alla sua potente Suzuki Gsx 1200 in direzione opposta: la strada era libera, nessun incrocio e il motociclista non può non aver visto l’auto che stava svoltando. Ma invece di frenare sembra abbia accelerato, forse convinto di poter passare. A quel punto, però, deve essere accaduto qualcosa che solo la ricostruzione della Polizia municipale, che presenterà il rapporto sulla dinamica dell’incidente e le testimonianze alla magistratura, potrà chiarire. La moto è finita con molta violenza contro la parte anteriore destra della Ford Fiesta e Di Fabio ha quasi sfondato con la testa stessa parte del parabrezza dell’auto.
Sull’asfalto per tre-quattro metri ci sono delle strisce non di frenata, ma come se la moto avesse “sgommato” per accelerare. Evidentemente Massimo Di Fabio ha fatto un tentativo estremo di evitare l’auto. Ma non ce l’ha fatta, nonostante indossasse il casco.
L’impatto contro il parabrezza e poi quello sull’asfalto sono stati fatali per il 45enne, che oltre al figlioletto, lascia la moglie, Simona, anche lei del 1971, che arrivata sul posto, insieme ad altri parenti, ha avuto un malore vedendo il corpo del marito disteso sull’asfalto, coperto da un lenzuolo bianco macchiato di sangue sulla parte del volto.
I primi soccorsi a Massimo Di Fabio sono stati portati da alcune persone scese da un autobus delle linee urbane Ama, che si è fermato a pochi metri dall’incidente. Sono usciti anche molti studenti e docenti dell’Alberghiero. Di Fabio era ancora vivo, ma respirava a fatica, quasi soffocato. Gli hanno tolto il casco e girato su un lato. Sembrava ricominciasse a respirare con regolarità. Dopo neppure cinque minuti sono arrivati l’ambulanza della Misericordia e i vigili del fuoco. I sanitari hanno cercato di portare le prime cure a Di Fabio. Ma è stato tutto inutile: nel giro di qualche minuto è spirato.
Il suo corpo è rimasto un’ora e mezza sull’asfalto, prima dell’arrivo del magistrato di turno, Stefano Gallo, che ha aperto un fascicolo, disponendo l’autopsia che verrà eseguita domani. Profondo cordoglio anche nell’azienda Rainaldi, dove il 45enne lavorava come operaio, e l’azienda Limoni, di cui è dipendente la moglie. I funerali dopo il nulla osta della Procura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA