la storia

L'Aquila, perseguitata dal suo ex tra dispetti e violenze

Il giudice dispone l’allontanamento del marito separato per tutelare la donna: «Mi ha molestato per anni e il Comune che fa? Gli assegna la casa davanti a me»

L’AQUILA. La macchina nuova ormai ridotta a un catorcio, con un giorno le gomme bucate, un altro macchie spuntate all’improvviso a causa di chissà quali sostanze versatele sopra, un altro giorno ancora i tergicristalli rotti. Il portone d’ingresso diventato di colori diversi a forza di ripulirlo dai chili di uova lanciategli contro, e le colonne all’ingresso della piastra del progetto Case ridipinte infinite volte per cancellare l’ennesima frase volgare che ormai, a forza di sentirla, non fa più effetto.

La vita di una donna aquilana di circa 50 anni era diventata impossibile, con l’ansia sempre presente di vedersi spuntare all’improvviso l’ex marito, un uomo di 60 anni, ex professore e persona nota alla Questura per vicende legate a molestie sessuali risalenti ad alcuni anni fa. Se l’è ritrovato a vivere a pochi metri di distanza nel progetto Case di Bazzano, dopo che lui è uscito dal carcere dove ha scontato tre anni per diversi reati fra cui anche quello di violenze in famiglia. Ad assegnare l’alloggio all’uomo, che in passato le ha anche rotto i denti durante uno dei suoi tanti scatti d’ira, è stato il Comune dell’Aquila. Ora, dopo l’ennesima denuncia, finalmente arriva la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna emesso dal giudice per le indagini preliminari, Guendalina Buccella, dopo una serie di riscontri della Polizia. Una storia di botte e vessazioni che nasce da lontano. La donna avrebbe subìto per anni le angherie del marito.

La violenza psicologica, sempre secondo quanto riferito dagli investigatori, ben presto sarebbe sfociata in maltrattamenti fisici «anche davanti al figlio minore». Nel 2008 la separazione. Nel 2009, a causa del sisma, il nucleo familiare si è dovuto ricomporre per ottenere un alloggio provvisorio e la situazione è peggiorata tanto che la donna si è vista costretta ad abbandonare l’abitazione e a rifugiarsi altrove, «provocando», spiegano gli investigatori, «le ire del coniuge». Nel 2010 l’uomo è stato arrestato e nel 2011 è stato affidato ai servizi sociali a seguito di ordinanze del Tribunale di sorveglianza dell’Aquila. Ha finito di scontare la sua pena nel marzo del 2014.

Da quel momento, ottenuto l’alloggio a Bazzano, per la donna è ricominciato l’incubo. «Ho chiesto all’ufficio preposto all’assegnazione degli alloggi di dare al mio ex marito un appartamento in un altro dei 19 insediamenti post-sisma», racconta la donna, «la risposta è stata che avrei dovuto allontanarmi io dal quartiere in cui vivo da anni». Ora la donna che, spaventata, ha ottenuto l’allontanamento del marito soltanto per aver preso di petto, denunciandola, una situazione non più gestibile, rivolge un appello al Comune a tutela di tutte le donne che hanno storie come la sua. «La violenza contro le donne si vince con la prevenzione», dice, «nell’assegnazione degli alloggi post-sisma il Comune dovrebbe adottare criteri oggettivi e non unire per forza quello che la legge ha separato, come nel caso di un divorzio. Io sono stata forte ma se, invece, il mio ex marito mi avesse ucciso o picchiato? Quando esiste una separazione, il Comune deve avere l’accortezza di collocare quelle persone il più lontano possibile». (m.g.)

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