«L’Aquila resterà un cantiere perenne»

Centofanti (Familiari vittime Casa studente) attacca il governo: per noi non ha fatto nulla e le pratiche sono ferme
L’AQUILA. «Purtroppo, il governo attuale non ha fatto ancora nulla per noi, la città è un cantiere perenne e rimarrà così per anni». Così Antonietta Centofanti, portavoce del Comitato dei Familiari delle vittime della Casa dello studente, intervenendo ai microfoni della trasmissione “Un giorno da ascoltare” con Arianna Caramanti e Misa Urbano su Radio Cusano Campus. Centofanti, che il 6 aprile 2009 all’Aquila, nel crollo della Casa dello Studente, ha perso il nipote Davide, morto insieme ad altri sette giovani, ha partecipato al docufilm “Io Prometto”, della regista aquilana Cecilia Fasciani sulla vita di quattro donne residenti nelle zone colpite dal sisma del Centro Italia, nato «dalla necessità di costruire memoria rispetto quanto accaduto». «Quello che chiediamo noi, è che si possano accelerare le procedure di ricostruzione, che i fondi arrivino a destinazione senza step intermedi e poi un altro problema grande è il lavoro perché molte persone vanno via e si rischia di far diventare L’Aquila una città fantasma», prosegue Centofanti.
In riferimento al docufilm, Centofanti spiega che «Cecilia Fasciani, essendo anche lei abitante dell’Aquila, mi ha incontrato e mi ha chiesto se avessi voglia di partecipare alle riprese del film e ovviamente non potevo tirarmi indietro. Abbiamo bisogno di farci sentire perché queste zone sono rimaste immutate rispetto a qualche anno fa: i lavori procedono a rilento e la burocrazia tende a frenare un possibile miglioramento. L’Aquila è tra le città capoluogo di regione più estese del Centro Italia quindi è difficile rimettere tutto a posto in breve tempo, qualcosa è stato ricostruito ma ancora molto poco, mancano i fondi per la ricostruzione che tardano ad arrivare, non c’è più lavoro e la gente è costretta a spostarsi fuori città o addirittura fuori dalla regione per sopravvivere», continua, «creando però danni ingenti per l’economia del posto. Da quando è accaduta la tragedia, quasi dieci anni fa, ho sentito che dovevo urlare con quanta più voce avessi in corpo: a seguito del crollo della Casa dello Studente ho perso mio nipote e quella stessa sera morirono altri sette ragazzi, quindi anziché chiudermi in casa a piangere, ho voluto dar vita al Comitato familiari Vittime della Casa dello Studente per non essere due volte vittima. Vogliamo rivedere il nostro territorio com’era un tempo, noi resistiamo e continuiamo nella nostra lotta alla burocrazia che ci affligge da quasi dieci anni ormai», conclude. (red.aq.)
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