L’ispettore L’Erario trasferito alla Mobile Lascia dopo 25 anni

3 Marzo 2021

SULMONA. È stato per 25 anni una colonna del commissariato di Sulmona assicurando alla giustizia ladri e malfattori e portando a termine decine di operazioni, alcune delle quali, per la loro...

SULMONA. È stato per 25 anni una colonna del commissariato di Sulmona assicurando alla giustizia ladri e malfattori e portando a termine decine di operazioni, alcune delle quali, per la loro importanza, hanno avuto risonanza nazionale. A sorpresa, dalla fine del mese di gennaio, l’ispettore capo Daniele L’Erario è stato trasferito alla questura dell’Aquila per guidare una sezione della squadra mobile del capoluogo di regione. Sicuramente un passo avanti per la carriera di L’Erario, anche se la città viene privata di un poliziotto che in 25 anni ha parlato con i fatti e con i risultati raggiunti.
Daniele L’Erario è arrivato nel commissariato di Sulmona nel 1996 quando aveva 32 anni, proveniente proprio dalla questura dell’Aquila e subito è stato inserito, dall’allora vice questore Pasqualino Cerasoli, nella Squadra anticrimine del commissariato, guidata a quel tempo dall’ispettore Adriano Di Buccio e dal compianto Donato Calvi. Poliziotti ma soprattutto uomini che L’Erario ha sempre considerato suoi “maestri”. Era appena arrivato in città quando si trovò ad affrontare insieme agli altri componenti dell’Anticrimine, tra i quali Tarciso Iacovone, una delle vicende più tristi che hanno segnato la vita e la storia del territorio peligno: la tragedia del Morrone dove furono uccise due ragazze venete poco più che ventenni, mentre una terza, Silvia Olivetti,e riuscì a salvarsi – fuggendo per i tortuosi sentieri della montagna– dalla furia assassina di un pastore macedone, con una pallottola conficcata nel fianco. Altra vicenda che ha visto l’ispettore L’Erario in prima fila è stato l’omicidio Doldo, l’imprenditore pescare se ucciso nel Foro di Ortona da due sulmonesi. Caso che è riuscito a risolvere insieme ai suoi colleghi dell’Anticrimine. E poi come non ricordare l’arresto, insieme alla squadra mobile di Napoli del super boss della camorra, Francesco Mallardo, che si era finto malato e che si nascondeva a Sulmona da circa da due anni. E proprio dal capoluogo peligno dirigeva la sua potente cosca di Giugliano con l’obiettivo di inserirsi negli appalto della ricostruzione post-terremoto all’Aquila.
E poi, ancora insieme al suo braccio destro Roberto Pizzoferrato impegnato a dare un volto ai protagonisti delle tante risse che si sono accese nel centro storico di Sulmona negli ultimi anni. È venuto a capo anche di una delicata inchiesta contro le truffe alle assicurazioni con la denuncia di 73 persone. Tanti gli arresti per droga, la sparatoria di via Pescara, le attività di contrasto all’usura, successi che lo hanno portato a ottenere decine di lodi, encomi e attestati. Insomma un poliziotto al servizio della giustizia che lascia Sulmona e che ora vuole ripetersi nella questura dell’Aquila. (c.l.)
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