L’opposizione: «Ignorate le nostre denunce»
«La vicenda dei puntellamenti la denunciammo con forza ben prima che scoppiasse l’inchiesta “do ut des”; le risposte alle nostre domande furono solo insulti. Poi seguirono le dimissioni del sindaco...
«La vicenda dei puntellamenti la denunciammo con forza ben prima che scoppiasse l’inchiesta “do ut des”; le risposte alle nostre domande furono solo insulti. Poi seguirono le dimissioni del sindaco successivamente ritirate». Lo si legge in una nota congiunta di Appello per L’Aquila e L’Aquila che vogliamo.
«Oggi si va delineando un quadro», si legge nel comunicato, «che era già chiaro da tempo: lavori per centinaia di milioni di euro sono stati affidati in buona parte tramite raccomandazioni da parte di assessori e consiglieri comunali, di maggioranza ed opposizione. Una spartizione che a noi appare essere stata pianificata scientificamente e politicamente.
Al di là dei profili penali, su cui la magistratura sta indagando, al tavolo imbandito si sono seduti in molti, nel classico atteggiamento spartitorio che caratterizza la politica locale.
Il sindaco nega di essere il capotavola, ma anche volendo credergli, non possiamo pensare che non si fosse accorto di nulla, che i suoi assessori e consiglieri agissero completamente fuori controllo. La sua è una responsabilità politica pesantissima, che si somma a quella di aver scelto l’allora consigliere Tancredi e il dirigente Di Gregorio come garanti di un’operazione da centinaia di milioni.
Se si voleva trasparenza, certo non ci avrebbe affidato a tali persone».

