L’opposizione: «L’assessore Ferella lasci»

Delibera sui centri storici delle frazioni, dopo la seconda bocciatura del Tar nel mirino il responsabile dell’Urbanistica
L’AQUILA. Dimissioni dell’assessore all’Urbanistica Daniele Ferella e una valutazione approfondita dell’operato del dirigente Domenico de Nardis e della segretaria generale Alessandra Macrì. A chiederlo sono le opposizioni di centrosinistra all’indomani della pubblicazione della sentenza con cui il Tar ha accolto il ricorso della Soprintendenza contro la delibera approvata dal consiglio comunale il 14 ottobre scorso, un provvedimento con cui era stata ritirata in autotutela la variante alle Norme tecniche d’attuazione per la ricostruzione dei centri storici votata dal consiglio in aprile e anch’essa impugnata dalla Soprintendenza. Col ritiro la giunta sperava di fermare l’azione giudiziaria della Soprintendenza, ma il Tar ha stabilito di riunificare i due ricorsi, sospendendo gli effetti della delibera e rimandando la decisione di merito al 25 marzo 2020.
L’ATTACCO. Ad attaccare la maggioranza sono Stefano Palumbo (Pd), Giustino Masciocco (Art. 1), Angelo Mancini (L’Aquila sicurezza e lavoro), Lelio De Santis (Idv Cambiare insieme), Carla Cimoroni (Coalizione sociale), Paolo Romano, Antonio Nardantonio ed Elia Serpetti (Passo Possibile). «Parliamo di un iter urbanistico avviato tre anni fa, il 5 dicembre 2016, con l’adozione in consiglio della variante alle Norme tecniche d’attuazione per la ricostruzione dei centri storici», ricostruisce Palumbo. «Come opposizione, abbiamo sollevato formalmente, e in più di un’occasione, le nostre considerazioni rispetto all’iter amministrativo che si stava seguendo e che, a nostro parere, sarebbe potuto incappare in problemi di diverso tipo. E così è andata. L’iter ormai si è avviluppato su sé stesso. Tre anni dopo l’adozione, e a 8 mesi dalla data in cui la maggioranza avrebbe dovuto approvare in via definitiva un testo coerente a quello adottato, l’assessore Ferella ha bloccato il procedimento: a farne le spese è la ricostruzione delle frazioni. Non possiamo che chiedere le dimissioni dell’assessore e un’attenta valutazione sull’operato dei dirigenti».
VIA D’USCITA. Una possibile via d’uscita suggerita dalla minoranza è il ritiro in autotutela della delibera di ottobre e la ricerca di un accordo con la Soprintendenza per sciogliere i nodi. «Ci siamo infilati in una situazione gravissima», afferma Masciocco. «D’ora in avanti tutti i pareri saranno di diniego. La sospensione imposta dal Tar non permetterà a nessuno dei progetti di ricostruzione che attualmente giacciono negli uffici di ottenere le autorizzazioni». «In questa vicenda», osserva Paolo Romano «perdono la Lega, Ferella e anche l’assessore Taranta, che vede sfumare gli effetti della delibera 441 che avrebbe dovuto sbloccare la ricostruzione di Arischia, perde il sindaco».
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