La Cgil va in Procura: «Indagare sulle carenze»

11 Novembre 2020

Esposto sulla situazione degli ospedali e dell’Azienda sanitaria provinciale Nel mirino i numeri di personale e posti letto e criticità nel tracciamento contagi

L’AQUILA. «Interruzione di pubblico servizio e rifiuto od omissione di atti d’ufficio». Sono questi i reati ipotizzati dalla Cgil in un esposto presentato alla Procura sulla gestione, da parte della dirigenza dell’Asl, dell’emergenza sanitaria nell’Aquilano. Il documento, inviato anche al ministro della Salute Roberto Speranza, al commissario Domenico Arcuri e al capo della Protezione civile Angelo Borrelli, denuncia carenze di personale e posti letto, criticità nel tracciamento dei contagi e mancata garanzia dei livelli essenziali di assistenza.
«L’inerzia e la disorganizzazione gestionale sta comportando un esponenziale aumento dei contagi nel nostro territorio, collocando la provincia dell’Aquila tra le più colpite della regione, a cui si aggiunge l’inoperosità della politica e l’incapacità della stessa a effettuare una seria programmazione», scrivono i segretari della camera del lavoro Francesco Marrelli e della Fp-Cgil Anthony Pasqualone, «nonostante gli otto mesi trascorsi dall’inizio della pandemia e nonostante un periodo di tregua nei mesi estivi, durante il quale si sarebbe dovuto programmare un idoneo adeguamento, sia sul fronte del personale rispetto alle effettive esigenze, sia sul fronte strutturale e strumentale, rispetto ad una ripresa della curva dei contagi, annunciata». Il sindacato evidenzia invece che «da qualche settimana la Asl, con estrema approssimazione, sta trasferendo il personale sanitario (per lo più infermieri) da un presidio ospedaliero all’altro, determinando l’ulteriore depauperamento di personale all’interno di ogni singolo presidio, già di per sé gravemente carente di risorse umane». Ne consegue anche una «grave carenza di personale nell’assistenza ai pazienti Covid sia in ambito ospedaliero, sia in ambito territoriale» da cui derivano, inoltre, « enormi ritardi nell’esecuzione dei tamponi, o, addirittura, la mancata esecuzione degli stessi con grave pregiudizio del tracciamento sanitario dei cittadini venuti a contatto con pazienti positivi accertati, rendendo non più controllabile la fase pandemica in corso». La Cgil denuncia che nei confronti degli operatori sanitari «non vengono eseguiti i tamponi con la regolarità» e anche quando i test vengono fatti «si riscontra la mancata, ovvero tardiva comunicazione dell’esito che, ancor più in caso di positività, deve essere a tempestiva. Detta condizione sta generando all’interno dei reparti ospedalieri un aumento esponenziale dei contagi sia del personale dipendente che dei pazienti ricoverati». Altrettanto grave, per il sindacato, «è l’insufficiente disponibilità di tamponi e reagenti, oltreché di laboratori idonei e certificati all’esecuzione degli esami diagnostici». Conclamata, secondo il sindacato, è poi la carenza di posti letto in un quadro che «lede palesemente il diritto alla salute dei cittadini».